DATI 2015/2016
Fonte: statistica.miur.it
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«L’Istituto musicale Bellini avrà nuove risorse economiche dallo Stato e presto diventerà Conservatorio». Così il sindaco di Catania Enzo Bianco, secondo Sicilia Journal, nei giorni scorsi dopo la riunione al Miur. Bianco, anche nella sua veste di Presidente dell’Assemblea Nazionale dell’Anci, accompagnato dal sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, ha infatti incontrato a Roma il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli.
Questo il comunicato odierno della FLC CGIL:
La FLC CGIL, la UIL RUA AFAM, l’UNAMS e la RSU, prendendo atto della notizia diffusa a mezzo stampa riguardante l’incontro del Sindaco di Catania Enzo Bianco con il Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli per la statizzazione dell’Istituto Musicale Vincenzo Bellini, esprimono il loro apprezzamento per l’impegno profuso dal Sindaco e sottolineano che la statizzazione del Bellini di Catania è un atto doveroso da parte del Governo nazionale, in quanto si tratta del nono [?] sui 74 Conservatori italiani per dimensioni (700 studenti, dei quali 500 iscritti ai corsi di livello accademico), ed è un Conservatorio di musica che serve un territorio vastissimo di oltre 2.000.000 di abitanti (la Sicilia sud-orientale), caso unico in Europa di istituzione di queste dimensioni non ancora finanziata integralmente dallo Stato di appartenenza.
Auspicando che la suddetta statizzazione possa davvero avere luogo entro la presente legislatura e sin dal prossimo anno accademico, le scriventi organizzazioni sindacali invitano il CDA dell’Istituto ed il Consorzio che lo finanzia a creare con urgenza le migliori condizioni amministrative in vista dell’auspicata statizzazione, in particolare: l’approvazione entro i termini di un Bilancio di previsione 2017 che consenta all’Istituto di arrivare integro alla statizzazione e senza mutilazioni dell’offerta formativa (e quindi senza ulteriori tagli ai finanziamenti; si sottolinea che negli ultimi due anni i fondi provenienti dal Comune di Catania e dalla Città Metropolitana hanno subito una pesante decurtazione di circa un terzo rispetto alle quote 2014 e che qualsiasi ulteriore taglio metterebbe a repentaglio l’offerta formativa dell’Istituto ed il diritto allo studio di tanti studenti), e la immediata messa in atto delle procedure di stabilizzazione del personale in condizioni di precariato storico, previste dalle vigenti norme valide per le istituzioni AFAM.
Questo invece l’articolo su cataniatoday.it.
La Fondazione CRT stanzia 2,1 milioni di euro per sostenere gli eventi dal vivo di musica, teatro e danza in Piemonte e Valle d’Aosta. Fino al 28 febbraio è aperto sul sito www.fondazionecrt.it il bando Not&Sipari per richiedere contributi per le manifestazioni in programma tra il 1° maggio e il 31 ottobre (una seconda finestra per presentare le domande si aprirà dal 1°agosto al 15 settembre per gli eventi tra il 1° novembre e il 30 aprile del prossimo anno).
Le produzioni artistiche che saranno selezionate tramite bando potranno ricevere ciascuna contributi fino a 40 mila euro.
“Not&Sipari è uno dei progetti storici della Fondazione CRT – sottolinea il Presidente della Fondazione CRT Giovanni Quaglia – per promuovere iniziative di musica, teatro e danza come momenti significativi di aggregazione anche giovanile, nonché di crescita culturale e sociale delle comunità. Un progetto che, nel tempo, ha saputo innovarsi e creare valore per il nostro territorio”.
“La sostenibilità delle iniziative e la capacità di reggersi sulle proprie gambe sono parametri importanti nella selezione delle iniziative che sosterremo con il bando Not&Sipari 2017 – precisa il Segretario Generale Massimo Lapucci – così come la qualità delle produzioni e la capacità di coinvolgimento di nuove fasce di pubblico, in particolare i giovani”.
Le proposte potranno riguardare rappresentazioni dal vivo, stagioni, premi e concorsi in ambito teatrale, musicale o coreutico, che non prevedano alcuna quota di iscrizione da parte dei concorrenti.
L’obiettivo di Not&Sipari è favorire la diffusione delle rassegne culturali e degli spettacoli dal vivo sul territorio, puntando a far crescere la qualità delle produzioni avvicinare nuovi pubblici alle rappresentazioni, coinvolgere giovani musicisti, attori e danzatori professionisti nelle produzioni artistiche, rafforzare il senso di partecipazione nelle comunità di cittadini e il loro legame con il territorio.
Not&Sipari è destinato sia alle grandi istituzioni, sia alle piccole realtà – spesso radicate lontano dai grandi centri – che, con le loro produzioni, sono determinanti per creare aggregazione, tenere vivo il tessuto culturale e garantire l’attività dei giovani nel mondo dello spettacolo. Possono partecipare al bando associazioni, fondazioni senza scopo di lucro, cooperative sociali dello spettacolo con almeno tre anni consecutivi di attività nel settore, Enti locali (Province, Comuni e Comunità montane o collinari), istituti didattici di alta formazione musicale, teatrale o coreutica nel caso in cui organizzino spettacoli con la partecipazione degli studenti.
La valutazione delle proposte terrà conto, in particolare, della loro rilevanza in relazione ai bisogni del territorio e della possibilità di valorizzare luoghi di particolare interesse storico/artistico; verrà data priorità anche alla capacità di sviluppare “reti” con gli enti locali e non profit, di favorire l’integrazione sociale e culturale, di facilitare l’accesso per le persone con disabilità motoria, sensoriale e psichica.
L’associazione Adesso Musica che promuove l’Istituto Musicale Nelio Biondi e la Banda Città di Camerino ha avviato una raccolta fondi sostenuta dall’Amministrazione Comunale di Camerino la quale ha già individuato e assegnato l’area, per la realizzazione della nuova scuola di musica. E’ un progetto in avanzato stato di realizzazione che permetterebbe a breve un ritorno alla normalità dei nostri ragazzi, una struttura di 400 mq con aule, sala prove, servizi, ecc.
COORDINATE BANCARIE PER DONAZIONI ADESSO MUSICA
Ass.Musica Sez. Istituto Musicale N. Biondi
Codice Iban : IT 71 Q 08456 68830 000020155054
Banca dei Sibillini – Filiale di Camerino.
CAUSALE: Donazione libera Emergenza Terremoto
Qui la segnalazione di «Vivere Camerino».
L’intervento del Presidente della Conferenza dei Direttori, Renato Meucci, presso la VII Commissione della Camera dei Deputati (02.02.2017):
Dopo oltre due mesi di silenzio in cui, complici gli esiti referendari e il recente cambio di governo, la Commissione Cultura del Senato ha sostanzialmente cessato di occuparsi del DDL 322 (statizzazione e riassetto-riordino-riforma-della-riforma), ecco che, sia pur marginalmente, il tema della «piena riforma» dell’Afam fa una nuova apparizione all’interno del dibattito dell’autorevole organo senatorio.
Pur rimanendo le sorti di quell’atto strettamente connesse con gli sviluppi politici dei prossimi giorni, e soprattutto con la data delle prossime elezioni politiche, la Commissione si è comunque occupata lo scorso 8 febbraio di fornire il suo parere alla XIV Commissione riguardo alle Priorità dell’Unione europea per il 2017 (Programma di lavoro della Commissione europea per il 2017 e Relazione programmatica per il 2017 sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea).
Nella sua relazione il relatore MARTINI (PD) ha preliminarmente osservato che la 7a Commissione è chiamata a rendere un parere alla 14a Commissione sull’atto in titolo, avente ad oggetto le priorità dell’Unione europea per il 2017. Nel precisare che esso si basa sul Programma di lavoro della Commissione europea per il 2017 (COM(2016) 710) e sulla Relazione programmatica per il 2017 sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea (Doc. LXXXVII-bis, n. 5), si è soffermato sul rapporto tra occupazione, crescita e investimenti per quanto attiene ai profili della formazione […].
Ha dato indi conto di azioni specifiche finalizzate a:
Con particolare riferimento alla formazione superiore, ha richiamato l’intenzione di favorire il job placement, la mobilità ad ogni livello, che coinvolga studenti ma anche docenti, e la piena riforma del sistema di alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM). Sul punto ha rammentato che sono all’esame della 7a Commissione i disegni di legge nn. 322 e abbinati per i quali è stato adottato un testo unificato di riordino complessivo del comparto: alcuni aspetti sono peraltro affrontati anche in uno degli schemi di decreto legislativo attuativi della legge n. 107 del 2015 (atto del Governo n. 382). […]
Ha rilevato inoltre che nella Relazione programmatica è menzionato il Programma nazionale della ricerca (PNR) 2015-2020, adottato nel maggio 2016, quale cornice per realizzare tutti gli interventi di ricerca, e ha sottolineato l’esigenza di superare la frammentazione. Nel 2017 saranno peraltro attivati 4 nuovi cluster (tecnologie per il patrimonio culturale; design, creatività e Made in Italy; economia del mare; energia) oltre a quelli già avviati. Ha illustrato altresì:
Ha riepilogato successivamente gli impegni del Governo in materia di cultura e turismo, in virtù dei quali sarà dato seguito alle iniziative legislative e non legislative presentate dalla Commissione europea nell’ambito della Strategia per il mercato unico digitale per il biennio 2016-2017. Il Governo intende infatti seguire con particolare attenzione i lavori collegati al pacchetto di proposte presentato dalla Commissione europea relativo al diritto d’autore ed alla sua applicazione nell’ambiente on line e nella dimensione transfrontaliera. Rende poi noto che l’Esecutivo si adopererà affinché il potenziamento delle tecniche e delle procedure per la conservazione dei documenti nati digitali sia inserito tra le finalità prioritarie del Programma quadro di ricerca Horizon 2020 e affinchè si elabori un’area unica di IVA per le industrie culturali e creative e per la compravendita di opere di arte contemporanea. Sarà altresì promosso l’inserimento, nella programmazione europea, di una specifica attenzione al sistema museale europeo e un piano per la mobilità internazionale dei giovani artisti.
Questo il parere successivamente votato e approvato dalla Commissione:
La Commissione, esaminato l’atto in titolo, con particolare riguardo alle misure che impattano nei settori di competenza;
considerate le iniziative legislative e non legislative che la Commissione europea intende elaborare per i giovani, per quanto attiene all’istruzione e alla formazione;
condiviso l’obiettivo della Commissione europea di migliorare la rilevazione dei risultati per i laureati e per i giovani che hanno frequentato corsi di istruzione e formazione professionale;
esaminate le azioni specifiche finalizzate a: innalzare i livelli di istruzione e formazione degli adulti e integrare gli immigrati; rafforzare alternanza scuola-lavoro, tirocinio e didattica interlaboratoriale; progettare nuovi istituti di formazione professionale in stretto raccordo con il mondo del lavoro e le filiere produttive del territorio; sostenere la formazione professionale e terziaria; far confluire nei percorsi di formazione e lavoro i destinatari di provvedimenti penali; potenziare le competenze civiche e sociali, nonchè i servizi telematici offerti alle istituzioni scolastiche;
con particolare riferimento alla formazione superiore, apprezzato il richiamo, contenuto nella Relazione programmatica, alla piena riforma del sistema di alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM);
valutata positivamente la connessione tra migrazione e istruzione, per favorire la quale si può puntare anche al riconoscimento accademico, all’apprendimento della lingua italiana e a metodi flessibili di accesso all’istruzione superiore, come peraltro segnalato dalla 7a Commissione nella risoluzione Doc. XXIV, n. 61;
rilevate inoltre le azioni inerenti la ricerca, basate sul Programma nazionale della ricerca (PNR) 2015-2020, per realizzare le quali occorre superare la frammentazione;
osservati gli impegni del Governo in materia di cultura e turismo relativi tanto alla necessità di dar seguito alle iniziative legislative e non legislative presentate dalla Commissione europea in tali ambiti, quanto agli ulteriori obiettivi rilevanti per l’Italia;
tenuto conto delle misure in materia di sport, inteso quale “piattaforma per l’inclusione sociale, in particolare attraverso gli sport di base e gli aspetti del volontariato”;
formula, per quanto di competenza, parere favorevole invitando la Commissione di merito a valutare l’opportunità di inserire, nella propria risoluzione, i seguenti impegni al Governo:
1. in merito al settore dell’AFAM, si ribadisce l’esigenza che il Governo definisca compiutamente l’assetto regolamentare del comparto, onde poter poi procedere concretamente al riordino attraverso i disegni di legge nn. 322 e abbinati per i quali la 7a Commissione ha adottato un testo unificato. Ciò anche al fine di assicurare stabilità all’alta formazione artistica, musicale e coreutica, tanto più che l’Esecutivo mira ad estendere all’AFAM le azioni “Jean Monnet”, facenti parte del programma Erasmus+, per realizzare reti europee nell’ambito dell’arte e della musica;
2. occorre dare priorità in sede europea, anche nell’ambito dei negoziati per l’adozione degli atti dell’Unione che si svolgeranno nel 2017, all’elaborazione di strategie volte all’integrazione e alla valorizzazione dei migranti e dei rifugiati che abbiano esperienza come scienziati e ricercatori, implementando le convenzioni esistenti con i Paesi di provenienza o stipulandone di nuove, come a suo tempo richiesto dalla 7a Commissione nella predetta risoluzione Doc. XXIV, n. 61;
3. relativamente alla proposta di modifica della direttiva 2010/13 sulla fornitura di servizi di media audiovisivi, (COM(2016) 287), si ribadisce la preoccupazione che la maggiore frequenza nell’interruzione dei film e delle opere cinematografiche per la televisione possa compromettere l’integrità e la continuità delle opere stesse, con particolare riguardo ai titoli di coda; inoltre, data la sostituzione del limite orario con il limite giornaliero in materia di pubblicità, si paventa il rischio di possibili disagi per gli utenti a seguito di una massiccia pubblicità inserita nei programmi delle fasce orarie di punta;
4. tenuto conto dell’imminente definizione di nuovo piano di lavoro per lo sport applicabile dal 2018, si reputa fondamentale che il Governo sostenga in sede europea gli impegni assunti in 7a Commissione in occasione dell’approvazione della risoluzione conclusiva dell’affare assegnato sullo stato di salute dello sport (Doc. XXIV, n. 68).
Questa la comunicazione della Commissione Europea Migliorare e modernizzare l’istruzione (COM(2016) 941, dicembre 2016) che «preannuncia un’agenda, rinnovata ed aggiornata, in tema di istruzione superiore, assieme ad un pacchetto di iniziative specifiche. Queste dovrebbero, tra l’altro, rafforzare i legami tra università, imprese ed altre organizzazioni e migliorare l’interazione tra la ricerca e l’insegnamento».
L’intervento del Presidente della Conferenza dei Presidenti, Giovanni Cannata, presso la VII Commissione della Camera dei Deputati (02.02.2017):
Anche la FLC-CGIL ha espresso in Senato le sue osservazioni sulle deleghe della Legge 107/2015.
Qui sotto le criticità individuate e le proposte di quel sindacato sullo Schema di decreto 382, quello sulla “creatività” e sulla “cultura umanistica”:
Qui il documento completo della FLC CGIL depositato in Senato il 2 febbraio u.s.
Lo Schema di decreto legislativo recante norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creatività (382), presentato al Senato dal CdM il 16 gennaio ultimo scorso, delega prevista dal comma 181 punto G della c.d. Buona Scuola, non cessa di attirare attenzione, se non preoccupazione, provenienti anche da altri sistemi, come quello dell’Afam, o quello, oggi ancor più distante, dell’Università; sistemi, ambedue, che da una delega scolastica poco dovrebbero venir coinvolti.
Il 2 febbraio, nel corso delle audizioni presso la VII Commissione della Camera dei Deputati, il prof. Marco Abate, coordinatore della Commissione III (Didattica) del Consiglio Universitario Nazionale, dopo aver ammesso un’iniziale disattenzione nei confronti della delega sulla cultura umanistica («ce ne siamo accorti ieri sera…») lamenta come al comma 1 dell’art.4, tra le istituzioni previste per «realizzare un sistema coordinato per la progettazione e la promozione della conoscenza e della pratica delle arti, quale requisito fondamentale del curricolo di ciascun grado di istruzione del sistema nazionale di istruzione e formazione» (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e suoi istituti, Istituto nazionale documentazione, innovazione e ricerca educativa (INDIRE), Istituzioni scolastiche, Istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), Istituti tecnici superiori (ITS), Istituti di cultura italiana all’estero) non sia citata l’Università. «Ci auguriamo sia una dimenticanza», conclude , perché «non è possibile che non si parli di Università quando si parla di storia dell’arte o di beni culturali».
Il rappresentante del CUN prosegue ricordando come sarebbe opportuno che il CUN, «unico organo di rappresentanza del sistema universitario che contiene al suo interno tutte le competenze di tutte le aree», venga coinvolto nella scelta dei componenti della Commissione Nazionale per la Preparazione delle Prove e della Conferenza Nazionale per la Formazione Iniziale e l’Accesso alla Professione Docente, organi previsti invece dalla delega 377.
Ma la delega 382 ha attirato pure l’attenzione di un’ altra autorevole rappresentante del sistema universitario, Giuseppina La Face, che dalle colonne del «Fatto Quotidiano» ha dapprima messo in luce l’eterogeneità delle categorie nominate nell’art. 1 della delega (tra cui l’orrido Made in Italy, deriso pure, peraltro, da Luigi Berlinguer nel suo intervento del 2 febbraio), per poi osservare la totale assenza di un sintagma («storia della musica») dal testo in questione. Dopo aver segnalato la nota posizione di Tullio De Mauro («Guai se il cinema entra nella scuola come manuale di storia del cinema: se entra, deve entrare come pratica operativa; lo stesso ragionamento vale per la musica»), Giuseppina La Face conclude in sostanza sulla stessa lunghezza d’onda del rappresentante del CUN sopracitato: «Il disegno legislativo assegna un ruolo alle Istituzioni dell’alta formazione artistica e musicale (Afam). Non cita quello spettante alle università. Non mi dite, cari lettori, che la ministra non menziona l’Università perché priva di laurea. Tanti ministri prima di lei si sono comportati così».
L’atto del Senato n. 382 (“Schema di decreto legislativo recante norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creatività ”), delega ai sensi della legge 107, art. 1 comma 181, lett. g, licenziata dal Consiglio dei Ministri appena un paio di settimane fa, è da qualche giorno all’attenzione della Commissione Cultura del Senato.
Stanno pervenendo nel frattempo alla Commissione le memorie scritte degli stakeholders auditi. Con riguardo alla delega sulla c.d. Cultura Umanistica, che, come abbiamo osservato, contiene ricadute di un certo rilievo anche sull’Afam, ecco i commenti fin qui pervenuti.
Mentre per Snals- Confsal «non vi sono particolari osservazioni», Uil Scuola osserva che:
Uil Scuola propone quindi di «prevedere una copertura finanziaria adeguata e necessaria anche al fine di dotare tutte le scuole di strumenti tecnologici adeguati. Introdurre in tutte le scuole una figura di supporto tecnico per non pregiudicare l’utilizzo e la manutenzione della strumentazione. Coordinare le disposizioni vigenti relative ai Licei Musicali. Rafforzare nei programmi di studio la cultura umanistica in senso lato che non può essere solo arte, musica, ma anche letteratura e storia».
Ugl Scuola: «Bisogna far leva su elementi in continua espansione, quali la formazione artistica, coreutica, musicale, teatrale e linguistica, anche con adeguati stanziamenti economici e con attività programmate su base pluriennale».
Cisl Scuola: «In relazione allo schema di decreto, si esprime apprezzamento per l’attenzione rivolta alla promozione dell’arte e della cultura umanistica nel sistema scolastico.
L’introduzione dei Temi della creatività non può rappresentare una dimensione ulteriore ed aggiuntiva rispetto a quanto già previsto nelle Indicazioni nazionali e nelle Linee guida per gli Istituti Tecnici e Professionali, in una logica puramente additiva. È opportuno invece che le indicazioni fornite all’art. 3 dello schema di decreto si integrino con le indicazioni già presenti nella normativa circa il curricolo e i Piani Triennali dell’Offerta formativa.
La costituzione di Reti e Poli e le previsioni circa la gestione delle risorse umane, di cui all’Art. 11 c. 3, richiedono una definizione di natura pattizia. L’assenso del personale deve costituire una condizione all’utilizzazione nelle scuole di rete o per attività diffuse nel territorio.
Per i licei musicali all’art. 14 c. 2 si definisce una dotazione organica senza un’analisi di fattibilità, considerando che attualmente siamo n assenza persino di un organico di diritto che dovrebbe infine trovare applicazione nel 2017/2018, per effetto della prevista trasformazione dei posti di organico di fatto, in diritto.
Esprimiamo contrarietà alla previsione contenuta nell’art. 17 c. 3 circa la destinazione del cinque per cento della dotazione organica dei posti di potenziamento per la promozione dei temi della creatività. Riteniamo infatti che non debbano essere definite per legge quote di organico da destinare a specifiche finalità di potenziamento dell’offerta formativa, la cui articolazione è rimessa alle istituzioni scolastiche, nella loro autonomia.
Scrive invece Gilda-Unams:
«Una delega altisonante, ma confusa e pericolosa. Per comodità dividiamo in due parti l’analisi critica di questo percorso, separando l’educazione umanistica, riservata all’ arte e alla parola da quella riservata alla musica.
In relazione al primo ambito, riteniamo lo spirito della delega assai dubbio, infatti l’educazione artistica e quella letteraria sono già parte integrante dei curricula delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. Si tratta di insegnamenti impartiti con il metodo storico-critico, che ha ancora una validità epistemologica. Non si comprende (o meglio si comprende con preoccupazione) il motivo per cui questi insegnamenti debbano trasformarsi in una sorta di happening in cui a prevalere non è la conoscenza ma la pratica creativa.
Non condividiamo, facendo nostre le osservazioni del Professor Giulio Ferroni, espresse sul giornale della Gilda, “questa promozione universale di pratiche artistiche, che sembra voler fare del discente una sorta di dilettante artistico totale e dell’orizzonte scolastico un universo di perpetua versatilità creativa, dove si esplica un giocoso “fare” totale, indefinita educazione all’allestimento spettacolare. A parte un accenno alla «storia dell’arte», i dati della cultura storica, nella loro difficile problematicità, appaiono del tutto marginali e indifferenti, ricondotti semmai al loro uso come materiale di consumo, di appropriazione e riciclaggio performativo. Così il rilievo universale della cultura italiana, del suo radicarsi concreto in luoghi e situazioni specifiche, viene ricondotto al valore del «patrimonio culturale», concepito in stretta correlazione con «le opere d’ingegno del Made in Italy, materiale ed immateriale. È questa la scuola di cui abbiamo bisogno? È questa la promozione della cultura umanistica? In quale vuoto culturale, in quale incapacità di percepire le lacerazioni e le vere esigenze del presente si inserisce questa proiezione dell’attività scolastica verso una illusoria espansione di creatività?
Va certo potenziato l’insegnamento dell’arte e della musica, ma non certo per creare stuoli di pittori e suonatori, ma per rendere tutti capaci di guardare la pittura, di ascoltare la musica. E che dire del fuggevole accenno alla lingua, in funzione di una sua destinazione alla scrittura creativa? Abbiamo bisogno di ben altro. Abbiamo bisogno di una cultura umanistica (e di un rapporto con la lingua e con le forme artistiche) come esercizio della complessità del sapere e dell’esperienza, del senso della memoria e della storia: sotto il segno di una ragione intimamente solidale con la ragione della scienza; in cui il rapporto con la bellezza non possa prescindere dalla disponibilità all’ascolto, da distanza e distacco critico.”
A ciò, si aggiunga il dato quanto meno bizzarro secondo cui l’Invalsi dovrebbe validare la creatività dei progetti, si suppone con test inoppugnabili, ideati non si sa bene da quale autorità, autorevole in creatività!
Senza tralasciare la sedicente “formazione dei docenti alla creatività” che ci fa temere l’intenzione ministeriale di predisporre una classe di concorso specifica.
In relazione al secondo ambito, la questione più delicata rimane quella dell’istruzione musicale che viene qui solo accennata.
Come è noto, la legge 508/99 ha equiparato i percorsi formativi dei conservatori e delle accademie a quelli delle università, in ciò prevedendo corsi triennali, al cui esito vengono rilasciati titoli accademici di I livello, e successivi percorsi biennali al termine dei quali si conseguono i titoli accademici di II livello in analogia con l’attuale sistema universitario. Un ulteriore tassello della riforma degli studi musicali è stato introdotto con la riconduzione a ordinamento delle scuole medie a indirizzo musicale posto in essere ai sensi dell’articolo 11, comma 9, della legge 124/99, al quale è stata data attuazione con il DM 6 agosto 1999.
Infine il percorso è stato portato a compimento con il decreto 15 marzo 2010, con il quale è stato istituito il Liceo musicale e coreutico. Allo stato attuale i tre segmenti di cui si compone il percorso dell’istruzione musicale non risultano funzionalmente collegati.
In particolare, il catalogo degli strumenti insegnati nelle scuole medie a indirizzo musicale non comprende tutti gli strumenti musicali che si insegnano nei licei musicali e nei conservatori e, generalmente, dette scuole sono caratterizzate da un’offerta formativa che non valorizza la varietà degli strumenti con concentrazioni abnormi di alcuni strumenti a discapito di altri scarsamente presenti o del tutto assenti.
E i conservatori e i licei musicali, spesso, attingono nel medesimo bacino d’utenza delle medie a indirizzo musicale e dei licei musicali, proprio a causa del mancato collegamento funzionale tra i 3 segmenti. All’atto dell’entrata a regime della riforma, peraltro, i conservatori, ai quali era affidata anche la formazione di base e intermedia, istituirono i cosiddetti corsi pre-accademici, una prassi atipica che ha consentito a questi istituti di continuare ad offrire servizi al territorio, altrimenti non più erogabili.
In epoca precedente all’entrata a regime della legge istitutiva dei licei musicali detta prassi colmava un vuoto dell’offerta formativa musicale a livello nazionale. Oggi appare in parte ultronea se non addirittura controproducente.
La possibilità di accedere in conservatorio frequentando, contemporaneamente, la scuola media o le superiori, infatti, sottrae utenza sia alle scuole medie a indirizzo musicale sia, soprattutto, ai licei musicali.
Va detto subito che è opportuno valorizzare eventuali vocazioni musicali tardive consentendo l’accesso ai conservatori anche a studenti che frequentino altre tipologie di licei, ma è necessario salvaguardare, contestualmente, anche e soprattutto l’offerta formativa dei primi due segmenti dell’istruzione statale.
Si propone, dunque, di inserire nel decreto legislativo una disposizione che precluda l’accesso ai corsi propedeutici in conservatorio agli studenti che non abbiano ancora compiuti i sedici anni di età, intendendo per tali gli studenti che non abbiano ancora superato il giorno del sedicesimo compleanno e, per l’effetto, non abbiano ancora assolto l’obbligo scolastico di cui all’art. 1, comma 1, del decreto ministeriale 139/2007.
Per contro, al fine di valorizzare le eccellenze, è opportuno ribadire espressamente, con apposito rinvio all’art. 7, comma 3, del D.P.R. 212/2005 la possibilità, per gli studenti che presentino spiccate attitudini musicali, di accedere ai corsi accademici di I livello ancorché privi del diploma di istruzione secondaria superiore, comunque necessario per il conseguimento del diploma accademico. Anche in questo caso si ritiene utile fissare quale requisito di accesso il decorso del sedicesimo anno di età, maturato all’atto del sedicesimo compleanno, e il previo assolvimento dell’obbligo scolastico.
Al fine di ampliare l’offerta formativa musicale, garantendo all’utenza la formazione di base anche in riferimento a strumenti musicali ad oggi non presenti nel catalogo delle scuole medie a indirizzo musicale, ma presenti in quello dei licei musicali e dei conservatori, si ritiene necessario intervenire anche sul regolamento sulle classi di concorso di strumento musicale nella scuola secondaria di I grado, di cui al D.P.R. 19/2016, includendo le specialità strumentali attualmente mancanti, in particolare le seguenti specialità: Viola; Contrabbasso; Mandolino; Organo; Trombone, Basso Tuba. Giova ricordare che, allo stato, alcune tra le suddette specialità strumentali sono connotate da una maggiore possibilità di impiego e inserimento nel mondo del lavoro proprio a causa della scarsità di addetti.
Infine, per quanto riguarda i licei musicali, al fine di valorizzare lo studio dello strumento musicale principale, sarebbe auspicabile un aumento delle ore di lezione settimanali. Paradossalmente, nei primi due anni di corso lo studente fruisce di due ore settimanali di lezione individuale per lo strumento principale e di un’ora settimanale per il 2° strumento, mentre nel secondo biennio le ore di lezione individualesettimanali del primo strumento vengono ridotte ad una, ferma l’altra ora di lezione del secondo strumento. Decorso il secondo biennio, lo studente nel quinto anno fruisce nuovamente di due ore di lezione individuale settimanale per il 1° strumento e lo studio del 2° strumento cessa del tutto.
Sarebbe opportuno, dunque, che nel decreto venisse inserita una disposizione tesa a vincolare la permanenza delle due ore di lezione del primo strumento anche nel secondo biennio.
Infine le osservazioni dei Docenti di Didattica della Musica – Gruppo Operativo (DDM-GO):
«Il DDM-GO, Docenti di Didattica della musica – Gruppo Operativo, analizzato il testo in oggetto, esprime un giudizio critico sull’impostazione fortemente centralista che emerge dal dispositivo normativo, in netto contrasto con le finalità applicative dell’Autonomia Scolastica, costitutive della legge 107/2015. Ci pare inoltre che il testo insista in maniera anacronistica, e perniciosamente divisiva, sulla doppia componente “conoscitiva” e “pratica” delle arti (e della musica in particolare), quasi che il “pensare e fare artistico” possano essere considerati in modo disgiunto. Da anni avvertiamo della pericolosità di questa tendenza (di cui purtroppo anche la legge 107, comma 6, lett. c, porta traccia dove si parla di “competenze nella pratica e nella cultura musicali, nell’arte […]”), tendenza che finisce impropriamente col separare il dato culturale dalla sua occorrenza concreta. Un approccio che consideriamo totalmente infondato sia sul piano delle scienze sociali, sia su quello propriamente dell’espressione artistica. A segnare la distanza da una aggiornata visione anche internazionale, non sorprende quindi che il testo della delega (nonché la relativa relazione illustrativa) sia totalmente priva di riferimenti espliciti a una delle competenze chiave indicate nella Raccomandazione 2006/962/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18.12. 2006. Il testo manca così di cogliere l’occasione per declinare una competenza fondamentale per lo sviluppo della creatività ed espressività consapevoli ai fini della prevenzione e del contrasto ai fenomeni di cyberbullismo e alle discriminazioni di genere. Tali premesse non consentono quindi, purtroppo, di apprezzare i pur buoni auspici ribaditi nel testo. Auspici che riguardano peraltro contenuti già abbondantemente presenti in altri dispositivi normativi, e che la delega rischia dunque di confondere tra più piani e materie. Tuttavia, al fine di argomentare più puntualmente quanto sopra, si evidenziano nello specifico alcuni passaggi a nostro avviso fortemente critici quando non, in alcuni casi, scandalosamente inaccettabili».
E ancora sull’art. 15, quello sulla “filiera”:
«Il riordino della “filiera”, per quanto concerne la formazione musicale di base, sembra orientato più a salvaguardare i giovani “talenti”, e connesse “abilità tecniche” (come se le abilità di pensiero rappresentassero invece un vulnus), che non a delineare un più vasto quadro delle competenze in campo artistico. Tale approccio rispecchia l’idea, già evidenziata per i Licei musicali, che l’unica prospettiva professionale in ambito artistico e della creatività sia quella dello “strumentista virtuoso”. Ciò è avulso da una progettualità che interesserebbe invece davvero l’intera “filiera” con riferimento alle possibili “professioni musicali”: vecchie e nuove. Peraltro l’articolo 15 (come molti altri) prospetta soluzioni che possono essere già realizzate con la normativa vigente: a partire dai protocolli di rete, la realizzazione di curricoli verticali, di scambi, realizzazione di progetti produttivi congiunti ecc. Preoccupa infine l’idea (di nuovo centralista) che in spregio all’autonomia sancita dal DPR 132/2003, invece di perseguire l’organica attuazione della riforma L 508/1999 con adeguate risorse, si torni a prevedere indicazioni ministeriali relativamente a prove d’accesso dei corsi propedeutici e dei corsi di I livello del settore AFAM, subordinando peraltro a detti livelli d’accesso i piani di studio degli Licei musicali (comma 7)».