L’affare 322 ritorna in VII Commissione?

Dopo gli impegni collegati alla legge di stabilità, i Senatori della VII Commissione si sono riuniti nuovamente oggi per discutere un ordine del giorno che prevedeva anche il DDL 322 e connessi.
Come si può rilevare dall’estratto del resoconto che pubblichiamo di seguito, la Commissione ha convenuto di richiedere alla Presidenza del Senato l‘assegnazione di un affare sulle modalità di attuazione della statizzazione degli ISSM e delle Accademie non statali, nonché sulla piena attuazione della legge n. 508 del 1999 e sulla riorganizzazione dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), al fine di poter affrontare tutte le questioni testé descritte, nei tempi che saranno concordati in Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi parlamentari

 

Resoconto della seduta odierna relativo all’AFAM.

SULLA PROPOSTA DI AFFARE ASSEGNATO RELATIVO ALL’ALTA FORMAZIONE ARTISTICA, MUSICALE E COREUTICA (AFAM)

Il PRESIDENTE ricorda che nel disegno di legge di bilancio 2018 (Atto Senato n. 2960) è stato approvato dalla Commissione bilancio un emendamento, confluito prima nell’articolo 57-quinquies, poi nell’articolo 1, commi 362, 363 e 364, sulla statizzazione degli Istituti superiori musicali non statali e delle Accademie non statali di belle arti, che consente lo stanziamento di risorse adeguate per il processo in atto, ma non indica i relativi criteri. Rammenta in merito che la formulazione originaria dell’emendamento aveva invece una visione più ampia, che recuperava il lavoro svolto dalla 7a Commissione in sede referente sui disegni di legge nn. 322 e connessi. Segnala pertanto di aver prospettato, per le vie brevi, a tutti i Capigruppo, l’ipotesi di richiedere alla Presidenza del Senato un affare sui temi connessi all’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM). Comunica al riguardo che il Gruppo Movimento 5 Stelle ritiene preferibile audire direttamente il ministro Valeria Fedeli in luogo dell’assegnazione di tale affare.

Ritiene tuttavia che sia importante per la Commissione esprimere precise linee di indirizzo al Governo, fermo restando che potrà essere acquisito l’impegno del Ministro ad essere presente in Commissione in occasione della votazione della proposta di risoluzione, recependo in tal modo anche le richieste del Gruppo Movimento 5 Stelle. Avverte pertanto che, ove la Commissione convenga su tale proposta, provvederà a richiedere l’assegnazione di tale affare e ad integrare conseguentemente l’ordine del giorno non appena esso sarà assegnato.

Il senatore MARTINI (PD) manifesta apprezzamento per la proposta del Presidente, sottolineando che essa si rende ancor più necessaria tenuto conto che nella procedura di statizzazione non sono coinvolte le Commissioni parlamentari. L’approvazione di un atto di indirizzo consentirebbe dunque al Parlamento di indicare precise linee direttrici in tale processo e di svolgere appieno la funzione di indirizzo politico.

Il senatore BOCCHINO (Misto-SI-SEL) concorda sull’esigenza di sollevare il problema delle modalità di realizzazione della statizzazione, domandandosi tuttavia se l’eventuale affare assegnato rappresenti uno strumento utile nel prosieguo dei lavori. Reputa infatti preferibile intervenire su alcuni aspetti attraverso una modifica delle norme contenute nel disegno di legge di bilancio, che avrebbero potuto essere costruite diversamente.

Lamenta infatti come una delle mancanze del testo approvato dalla Commissione bilancio sia rappresentata dalla questione dei precari, rimasti fuori dalla proposta emendativa summenzionata. Chiede perciò se nell’eventuale risoluzione conclusiva dell’affare possano essere affrontate anche altre tematiche del comparto, ribadendo comunque le proprie perplessità sulla reale capacità di tale procedura di incidere sull’attuazione del processo.

Domanda infine se detto affare assegnato debba essere concluso prima dell’approvazione definitiva della legge di bilancio.

La senatrice Elena FERRARA (PD) reputa opportuno un ulteriore approfondimento sulle questioni dell’AFAM, anche alla luce del duro momento che ha attraversato il settore rispetto al quale il senatore Martini, in qualità di relatore sui disegni di legge n. 322 e connessi, ha svolto una attenta attività di monitoraggio. Riconosce comunque che il testo approvato dalla Commissione di bilancio ha lasciato in sospeso alcuni temi, sui quali occorre a suo avviso una immediata riflessione.

Nel richiamare poi un recente comunicato stampa del ministro Fedeli, prende atto positivamente della volontà del Governo di emanare l’atteso regolamento sul reclutamento, in cui vi sono anche aspetti inerenti il personale che potrebbero essere valutati in dettaglio, onde evitare difficoltà tecnico-amministrative. Dopo aver riepilogato le iniziative assunte a suo tempo già dall’allora ministro Carrozza, si dichiara d’accordo con la proposta del Presidente auspicando tra l’altro modifiche al disegno di legge di bilancio presso l’altro ramo del Parlamento.

La senatrice BLUNDO (M5S) ritiene che coinvolgere in audizione, ancora una volta, gli operatori del settore AFAM non sia più rispondente alle pressanti esigenze del comparto. Rileva poi criticamente come l’intervento operato nel disegno di legge di bilancio sia stato minimale, per cui sollecita un’azione più incisiva durante l’esame in seconda lettura, anche per chiarire la situazione dei precari. Invoca dunque seri interventi normativi per dare garanzie a tutti, lamentando peraltro che le risorse stanziate per la statizzazione siano solo un minimo sostegno.

Il PRESIDENTE ritiene invece che i fondi stanziati nel disegno di legge di bilancio siano sufficienti per realizzare la statizzazione degli istituti musicali pareggiati.

Non essendoci obiezioni, propone perciò di richiedere alla Presidenza del Senato, ai sensi dell’articolo 34, comma 1, primo periodo, e per gli effetti dell’articolo 50, comma 2, del Regolamento, l’assegnazione di un affare sulle modalità di attuazione della statizzazione degli Istituti superiori musicali non statali e delle Accademie non statali di belle arti, nonché sulla piena attuazione della legge n. 508 del 1999 e sulla riorganizzazione dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), al fine di poter affrontare tutte le questioni testé descritte, nei tempi che saranno concordati in Ufficio di Presidenza integrato dai rappresentanti dei Gruppi parlamentari.

Conviene la Commissione.

La madre di tutte le bozze (Bienni)

Nel comunicato stampa del primo dicembre, la ministra Fedeli ha affermato che «Sul piano dell’offerta formativa due sono le operazioni fondamentali attuate dal Ministero – spiega la Ministra -. La prima è l’aver proceduto alla modifica o attivazione di corsi presso Conservatori, Istituti superiori musicali, Accademie statali e legalmente riconosciute per oltre 3.500 piani di studio triennali: erano quattro anni che queste richieste giacevano inevase. La seconda è aver completato, dopo un ultimo parere delle Conferenze dei Direttori, la messa ad ordinamento di tutti i corsi biennali sperimentali di secondo livello, che era prevista dalla legge finanziaria del 2013. È pronta, infatti, una proposta funzionale alla messa a ordinamento dei bienni ancora sperimentale, la cui decretazione avverrà prima della fine dell’anno. Con quest’ultima operazione sarà completato il quadro nazionale degli ordinamenti della formazione superiore artistica e si darà completa attuazione alla legge 228 del 2012 con la piena definizione delle equipollenze dei titoli accademici di secondo livello AFAM a quelli di laurea magistrale universitaria».

Pare dunque utile che il mondo Afam conosca nel dettaglio la proposta del ministro così come presentata alle Conferenze dei Direttori dei Conservatori e delle Accademie, per cui si allega qui di seguito il file con le slides che sono state presentate:

MIUR bozza DM ordinamento bienni 13-11-2017

Alleghiamo pure la bozza del decreto in formato pdf, seppure mutila dell’allegato A in cui si stabiliscono i comitati territoriali di coordinamento tra le istituzioni (che speriamo di poter pubblicare presto):

BOZZA TESTO DECRETO BIENNI MIUR_13 NOVEMBRE 2017

Parla la Ministra

Dopo le dimissioni annunciate della sottosegretaria D’Onghia, e dopo l’approvazione della Legge di Bilancio al Senato, questo il comunicato odierno sul sito Miur:

“Con l’approvazione della legge di bilancio 2018 potrà finalmente essere avviato il definitivo processo di statizzazione dei 18 Istituti Musicali Pareggiati e delle 5 Accademie storiche non statali di belle arti”. Così la Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli. “Sino ad oggi questo processo non ha potuto concretizzarsi perché le risorse complessive non erano sufficienti – spiega Fedeli -. Con la statizzazione la maggiore spesa che passa a carico dello Stato è, infatti, quella relativa agli stipendi del personale. In questi anni, seppur tra molte difficoltà – prosegue la Ministra – è stato comunque possibile sostenere queste realtà con specifici contributi annuali sufficienti ad assicurare il funzionamento delle Istituzioni e far fronte, con interventi di natura straordinaria, a quelle situazioni che presentavano il maggiore livello di difficoltà finanziaria”.

In particolare si ricorda che:

  • nell’anno 2015 sono stati assegnati:

7,9 milioni di euro ai 18 Istituti Musicali Pareggiati, di cui 1 milione di euro a titolo di contributo straordinario, agli Istituti “Mascagni” di Livorno (180.000 euro), “Toscanini” di Ribera – AG (370.000 euro), “Paisiello” di Taranto (450.000 euro); 1 milione di euro alle 5 Accademie storiche non statali di belle arti.

  • nell’anno 2016 sono stati assegnati:

10 milioni di euro ai 18 Istituti Musicali Pareggiati, di cui 2 milioni di euro a titolo di contributo straordinario agli Istituti “Mascagni” di Livorno (210.000 euro), “Toscanini” di Ribera – AG (650.000 euro), “Paisiello” di Taranto (890.000 euro), “Bellini” di Catania (250.000 euro); 4 milioni di euro alle 5 Accademie storiche non statali di belle arti, di cui 2 milioni di euro destinatati ad accordi di programma di durata triennale, preordinati all’avvio di processi di statizzazione, che sono stati stipulati con le Accademie “Vannucci” di Perugia (515.000 euro annui), “Ligustica” di Genova (670.000 euro annui) e di Verona (815.000 euro annui).

  • nell’anno 2017 sono stati assegnati, al momento:

4,49 milioni di euro ai 18 Istituti Musicali Pareggiati; 2,1 milioni di euro alle 5 Accademie storiche non statali di belle arti.
Grazie alle risorse stanziate con il decreto legge 50 del 2017 saranno poi  assegnati, entro la fine dell’anno, con decreto del MEF, su proposta del MIUR, ulteriori 7,5 milioni di euro.

Con l’entrata in vigore della legge di bilancio, nel mese di gennaio 2018 sarà definito anche il decreto MIUR-MEF che fissa i criteri per la statizzazione degli Istituti musicali pareggiati e delle Accademie storiche non statali di belle arti. L’obiettivo sarà quello di accompagnare le Istituzioni in questo percorso. Il finanziamento complessivo a disposizione si attesta a 25,8 milioni euro nel 2018, 32,13 milioni euro nel 2019 e 58,63 milioni euro a decorrere dal 2020. Ci sarà dunque un sostegno finanziario crescente fino alla messa a regime nel 2020, e, dunque, entro e non oltre un triennio, della statizzazione di tutte le Istituzioni, delle quali si continueranno a salvaguardare l’indispensabile ruolo e le rispettive identità territoriali. Il riconoscimento sarà simultaneo: visti i finanziamenti, riguarderà tutti e non solo una parte degli Istituti.

Per quanto riguarda il settore statale dell’AFAM, si ricorda che l’ammontare complessivo del finanziamento statale da attribuire a Conservatori, Accademie di belle arti e Istituti Superiori per le Industrie Artistiche si è leggermente incrementato nel corso del 2017, rispetto al 2016, passando da 12,5 a 13,8 milioni di euro. Quest’ultimo importo è stato ulteriormente integrato di 1,5 milioni di euro con il decreto legge 50 del 2017. Si tratta di fondi che sono in corso di attribuzione delle Istituzioni AFAM per compensarle del minor gettito della contribuzione studentesca derivante dall’introduzione della no tax area per gli studenti a basso reddito prevista dalla legge di bilancio 2017.

Il consolidamento finanziario va ora accompagnato con la realizzazione dei Regolamenti delegati dalla legge 508 del 1999 che riguardano la programmazione degli assetti territoriali e l’indispensabile riforma della governance, nella consapevolezza che si tratta di un percorso da condividere con tutti i soggetti interessati.
“Sul piano dell’offerta formativa due sono le operazioni fondamentali attuate dal Ministero – spiega la Ministra -. La prima è l’aver proceduto alla modifica o attivazione di corsi presso Conservatori, Istituti superiori musicali, Accademie statali e legalmente riconosciute per oltre 3.500 piani di studio triennali: erano quattro anni che queste richieste giacevano inevase. La seconda è aver completato, dopo un ultimo parere delle Conferenze dei Direttori, la messa ad ordinamento di tutti i corsi biennali sperimentali di secondo livello, che era prevista dalla legge finanziaria del 2013. È pronta, infatti, una proposta funzionale alla messa a ordinamento dei bienni ancora sperimentale, la cui decretazione avverrà prima della fine dell’anno. Con quest’ultima operazione sarà completato il quadro nazionale degli ordinamenti della formazione superiore artistica e si darà completa attuazione alla legge 228 del 2012 con la piena definizione delle equipollenze dei titoli accademici di secondo livello AFAM a quelli di laurea magistrale universitaria”.
Prima di Natale sarà poi “portato in Consiglio dei Ministri, per la prima lettura, il testo del Regolamento per disciplinare le modalità di reclutamento del personale che si attende ormai da ben 18 anni (legge 508/1999) – aggiunge Fedeli -. Il Dpr prevede, tra l’altro, procedure riservate per la stabilizzazione del personale precario per tutta la durata del triennio 2018-2020, mutuando gli stessi principi già presenti nella legge Madia”.

In particolare si prevede la trasformazione della graduatoria della legge 128 del 2013, utilizzabile sino ad ora solo per contratti a tempo determinato, anche per il reclutamento a tempo indeterminato. Allo stesso tempo, si prevede la possibilità di essere assunti, previo inserimento in una graduatoria nazionale, di coloro che hanno insegnato almeno per tre anni negli ultimi otto nelle Istituzioni AFAM. A questo scopo vengono rese disponibili le facoltà assunzionali pari al 100% dei posti liberi da turnover, incrementate del 50% dei posti vacanti in organico. Attenzione viene data anche alla situazione dei docenti di II fascia che potranno utilizzare dei posti riservati nei concorsi della singola Istituzione per il passaggio alla I fascia.

“Infine – conclude Fedeli – dobbiamo proseguire, nei tempi e nei modi che saranno possibili, le operazioni per rinnovare l’assetto del sistema e la governance delle singole Istituzioni, con particolare riferimento alla revisione della composizione degli organi (Presidente, Direttore, Direttore amministrativo, Consiglio di amministrazione, Consiglio accademico) e delle rispettive competenze”.

Precari, presidio il 6 dicembre

La UIL RUA insieme alla FLC-CGIL, CISL Università e UNAMS, a seguito della proclamazione dello stato di agitazione del settore AFAM, annunciano un presidio il giorno 6 DICEMBRE dalle ore 14:00 davanti il Ministero dell’Istruzione Ricerca e Università.

Nella giornata del 30 novembre il Senato ha approvato il maxiemendamento al disegno di legge di bilancio 2018, a fronte del quale dobbiamo registrare l’ennesima opportunità mancata dalla politica per il rilancio delle Istituzioni AFAM.

L’Alta Formazione Artistica e Musicale, totalmente ignorata nel testo originario del Ddl presentato dal Governo alle Camere, è presente nel maxiemendamento in quanto destinataria di un incremento delle risorse finalizzate alla statizzazione degli ex Istituti Musicali Pareggiati e delle Accademie storiche. Le risorse stanziate (5 milioni per il 2018, 10 milioni per il 2019 e 35 milioni per il 2020) indicano chiaramente che i processi di statizzazione sono rinviati alla prossima legislatura e alle scelte del prossimo Governo.

Queste norme, pur rappresentando nell’immediato una boccata di ossigeno per gli ex Istituti Musicali Pareggiati, rischiano di creare ulteriori complicazioni e confusione al sistema, non garantendo le stesse opportunità di programmazione e sviluppo a tutte le Istituzioni.

Gravissima è la scelta della maggioranza che sostiene il Governo di eliminare qualsiasi provvedimento finalizzato alla stabilizzazione dei docenti precari, vittime della mancata decretazione del MIUR   che non adempie ai suoi doveri da quasi 20 anni.  Questi lavoratori, tra la legge di bilancio che li ignora, il regolamento sul reclutamento che non viene adottato, il decreto Madia sulle stabilizzazioni dei precari che non si applica, fino all’emanazione del citato regolamento, sono intrappolati in un tunnel dal quale non riescono ad uscire.

La FLC CGIL, la CISL Università, la UIL RUA e l’UNAMS

chiedono

al Parlamento un atto di responsabilità con l’approvazione alla Camera dei deputati di un apposito emendamento finalizzato a stabilizzare il personale precario prima dell’avvio delle procedure ordinarie di reclutamento;

al Governo l’emanazione in tempi rapidi del regolamento sul reclutamento;

al MIUR la convocazione urgente delle organizzazioni sindacali e l’emanazione di tutti gli atti di propria competenza.

«Aiuto! Il Martini mi è rimasto sullo stomaco!» Il comunicato CNAFAM

Quel che segue è il comunicato Cnafam del 1 dicembre, che fa seguito alla vicenda della Legge di Bilancio al Senato.

Una grande vittoria del Coordinamento CNAFAM, che in questa impresa è stato – davvero – solo contro tutti!

Ricorderete la nostra lunga lotta contro il DDL Martinisubdolo e nefasto tentativo politico di smantellare l’intero sistema AFAM, così come delineato dalla Costituzione (art. 33 comma 5) e dalla legge 21 dicembre 1999, n. 508dietro il ricatto della statizzazione degli Istituti musicali pareggiati e dell’immissione in ruolo dei precari AFAM, l’indigeribile disegno di legge celava il tentativo di sopprimere ogni autonomia delle Istituzioni AFAM e di farle confluire in maniera forzosa e incostituzionale in fantomatici “Politecnici delle arti” (concepiti in assoluto contrasto con quelli delineati, su base volontaria, dalla legge 508/99), governati da un “super direttore” di nomina ministeriale.
Era evidente che il DDL avesse il solo scopo di trasformare anche il settore AFAM – che il mondo ci invidia – in una dependance dei partiti e del potere.

Giurammo allora (con la nostra campagna – divenuta virale – No Martini, no party!) che non li avremmo lasciati brindare alla nostra salute.
E così è avvenuto!

Naufragato miseramente il DDL Martini, i promotori però ci hanno spudoratamente riprovato, proponendo una serie di emendamenti alla legge di bilancio, che riportavano – sia pur succintamente – tutte le nefandezze del DDL.

La nostra azione politica glielo ha impedito, permettendo che della infausta proposta originaria si salvasse soltanto la statizzazione degli Istituti pareggiati. Gli altri provvedimenti – come giustamente sottolineato da MEF e Ragioneria dello Stato, che hanno ripreso le nostre puntuali osservazioni  dovranno essere assunti con i regolamenti, mai emanati, previsti dalla legge 508/99, essendo ogni altro intervento legislativo inutile, oltre che improvvido e pericoloso.

La nostra vittoria ha causato un vero e proprio terremoto politico, culminato con le dimissioni del sottosegretario con delega all’AFAM, sen. Angela D’Onghia. Dimissioni dovute, anche se tardive e pretestuose, se è vero – com’è vero – che al sottosegretario D’Onghia spettava fare l’unica cosa che ella non ha mai fatto: predisporre ed emanare i regolamenti di applicazione della legge 508, anziché inseguire le chimere di un folle e incostituzionale progetto di riordino, il cui destino era di sfracellarsi contro gli scogli del buon senso.
Abbiamo più volte incontrato il sottosegretario D’Onghia negli anni precedenti: mai ha voluto far tesoro dei nostri suggerimenti. Merita pertanto di condividere il destino del Ministro che l’ha designata.

A noi non resta che fare i nostri più sentiti ringraziamenti ai pochissimi che ci sono stati vicini in questi mesi, e hanno permesso il realizzarsi di questa straordinaria impresa: il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, sen. Luciano Pizzetti; la senatrice Cinzia Fontana, componente della Commissione bilancio del Senato, la senatrice Magda Zanoni, relatrice del DDL Bilancio in Commissione, il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano. Oltre ai tanti musicisti che hanno lavorato e che lavorano, spesso nell’ombra, insieme con noi…

Il Coordinamento CNAFAM, che con i suoi oltre 4000 aderentirappresenta la principale organizzazione professionale nazionale dei settori artistico, musicale e coreutico italiano, rivendica con orgoglio di aver posto – ormai da anni – la questione della riforma della formazione artistica, musicale e coreutica italiana all’attenzione di Governo e Parlamento.

Troverete tutte le informazioni sul Coordinamento (il Manifesto, il Direttivo nazionale, le Azioni, i Contatti, il modulo di adesione, etc.) sul sito ufficiale CNAFAM:

www.cnafam.weebly.com

I migliori auguri di buon lavoro per l’Arte, la Musica e la Danza in Italia!

Domenico Piccichè
Referente Nazionale CNAFAM

Napoli, risponde il governo

Rispondendo all’interpellanza qui sotto riportata, la sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio Sesa Amici ha risposto oggi in aula, in sostituzione del Miur, che è in corso di perfezionamento il decreto di nomina di Carmine Santaniello a direttore del Conservatorio di Napoli, in ottemperanza alla recente ordinanza del Tar di Napoli.

 

I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, per sapere – premesso che:
   nel mese di maggio 2017 il direttore del Conservatorio di Napoli San Pietro a Majella, Elsa Evangelista, ha emanato un bando per l’elezione del nuovo direttore dell’Istituto per il triennio 2017/2020;
   il 21 giugno 2017 si è svolto il primo turno elettorale con i seguenti risultati: Carmine Santaniello voti 36, Angela Morrone voti 27, Maurizio Pietrantonio voti 22, Livio De Luca voti 11, Giuseppina Ambrifi voti 10;
   si è reso necessario un secondo turno di ballottaggio, che si è svolto il 29 giugno 2017, con il seguente risultato: Carmine Santaniello voti 64, Angela Morrone voti 36;
   il 4 luglio 2017, la commissione elettorale, visti i risultati, ha proceduto alla proclamazione del vincitore nella persona di Carmine Santaniello;
   con decreto del direttore del conservatorio (prot. n. 0006910 del 16 ottobre 2017) è stato successivamente disposto «l’annullamento in autotutela, ex articolo 21-novies della legge 241 del 1990, delle elezioni del Direttore del Conservatorio di Musica «San Pietro a Majella» di Napoli per il triennio 2017/2020»;
   l’annullamento in autotutela è arrivato dopo una nota del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca-Direzione generale per la programmazione, il coordinamento e il finanziamento delle istituzioni della formazione superiore prot. n. 11583 del 6 ottobre 2017) che evidenziava la non regolarità della candidatura al primo turno elettorale di Livio De Luca;
   con decreto del direttore del conservatorio di musica «San Pietro a Majella» di Napoli prot. 7613 del 30 ottobre 2017 sono state poi indette nuove elezioni;
   con ricorso al Tar della Campania (registro generale 4160 del 2017), Carmine Santaniello ha chiesto l’annullamento previa sospensione dell’efficacia del decreto sopra citato con cui erano state annullate le elezioni e del decreto successivo di indizione di nuove elezioni;
   il TAR Campania, il 22 novembre 2017, ha accolto l’istanza cautelare, ha disposto la sospensione degli atti impugnati, e ha fissato udienza per la trattazione del merito per giugno 2018;
   si legge nel dispositivo della sentenza del Tar Campania che: «il ricorso appare assistito da plurimi profili di fondatezza, tenuto conto della natura di provvedimento discrezionale di secondo grado, in relazione: I) alla posizione di conflitto di interesse rivestito dal Direttore uscente, quale persona fisica rispetto alla quale l’adozione dell’atto impugnato con ricorso originario conserva un suo personale vantaggio; II) alla mancata ponderazione di un attuale interesse pubblico alla demolizione dell’atto di attestazione di esito delle elezioni, in punto di incidenza della presenza di un candidato asseritamente privo dei requisiti di elettorato passivo, tenuto anche conto del sistema elettorale strutturato su un turno primario ed un turno di ballottaggio; III) alla mancanza di espresso divieto per un professore di II fascia di ricoprire la carica in questione»;
   a fronte di tale, pieno, accoglimento del ricorso, il nuovo direttore eletto Carmine Santaniello non risulta ancora insediato nel ruolo che legittimamente gli compete, mentre gli atti di gestione del conservatorio continuano ad essere adottati e firmati dal direttore uscente –:
   se la Ministra interpellata intenda, e in che tempi, intervenire in relazione alla vicenda menzionata in premessa al fine di dare seguito, alla luce degli atti del Tar Campania, agli esiti dell’elezione del nuovo direttore del Conservatorio di Napoli e consentirne l’insediamento nel ruolo.
(2-02042)
«Carloni, Bossa, Miccoli, Guerra, Morassut, Salvatore Piccolo, Tentori, Terrosi, Amato, Blazina, Sgambato, Manzi, Stella Bianchi, Camani, Carocci, Marchi, Giorgio Piccolo, Cardinale, Capone, Rostan, Ragosta, Tullo, D’Incecco, Galperti, Valiante, Gianni Farina, Monaco, Pagani, Palma, Bonaccorsi, Preziosi, Bruno Bossio, Realacci, Mura, Boccadutri, Rubinato, Cenni, Naccarato, Montroni».
(28 novembre 2017)

 

 

 

Video da 1:56:04

La musica, il carnevale e la ricerca

Anzi il carnevale, la ricerca e… la musica. Dove? Nella legge di bilancio naturalmente. Ci saranno 2 milioni di euro l’anno per il carnevale, inoltre saranno assunti 1600 ricercatori nelle università e 2000 ricercatori negli enti di ricerca (con fondi per 10 milioni nel 2018 e 50 milioni per il 2019); anche per i lavoratori del CREA, ente di ricerca sull’agricoltura, è prevista l’assunzione. Sono invece stati rigettati tutti gli emendamenti che consentivano ai docenti precari di conservatori di musica e accademie di belle arti di essere assunti a tempo indeterminato (si tratta di circa 1070 “cervelli”, per usare una parola che va tanto di moda). Si ricorda che non esiste a 18 anni dalla riforma (legge 508/1999) una norma sul reclutamento e gli ultimi concorsi risalgono al 1990 (!!!!). Questi docenti insegnano dai 6 ai 14 anni senza mai avere alcuna certezza e ricevendo uno stipendio sempre uguale. Il senatore Martini nel suo intervento del 29 novembre al Senato si rallegra dell’approvazione dell’emendamento che consentirà in tre anni la statizzazione degli ex Istituti Musicali Pareggiati: il finanziamento (con 5 milioni di euro nel 2018, 10 nel 2019 e 35 nel 2020) consentirà a queste istituzioni in gravi difficoltà finanziarie di essere gradualmente incluse nei ranghi dello stato e di migliorare la qualità dell’offerta formativa. Il senatore afferma la volontà di tutelare i precari (forse nella prossima era geologica?), ma fa anche altre affermazioni che meritano una riflessione. Ribadisce infatti che «l’AFAM non vivrà se non si riorganizzerà; rischia di crollare su se stessa se non sapremo innovare e anche riorganizzare l’offerta formativa». Gentile senatore, se l’AFAM dovesse crollare sarebbe per le picconate che negli ultimi 18 anni la politica (governi e parlamento) ha puntualmente sferrato a queste istituzioni che incarnano le radici culturali del paese e la sua identità, diffuse sul territorio nazionale da 500 anni. Immagino che lei senatore Martini, visti i suoi studi di perito chimico tintore, non ne sia al corrente; ma è proprio la presenza dei conservatori che ha permesso all’Italia di essere per secoli il primo paese al mondo in termini musicali e altrettanto vale, naturalmente, per le accademie di belle arti (chi sarebbe così folle da metterlo in dubbio?). Il sistema che a suo avviso potrebbe crollare su se stesso chiede a gran voce da anni maggiori finanziamenti, la stabilizzazione dei docenti, la stabilizzazione dei corsi biennali (ovvero la laurea magistrale) che sono rimasti anch’essi precari (sperimentali) per volontà politica, e poi fondi per la ricerca, quasi del tutto assenti. Ma la sua voce, la nostra voce, è sempre rimasta inascolatata. Il governo ha impedito la rielezione del CNAM, unico organo tecnico eletto democraticamente tra le file degli addetti ai lavori e previsto da ben due leggi, servendosi invece di consulenze non trasparenti, oppure operando senza nessuna cognizione delle reali problematiche. Ha prima proposto l’aggregazione di tutte le istituzioni AFAM in non più di 20 politecnici delle arti, poi divenute poli musicali in un secondo emendamento, quindi scomparse nel testo finale dal quale appunto sono stati stralciati i docenti precari e il “riordino”. Poiché la speranza è l’ultima a morire, speriamo ancora in una resipiscenza alla camera e al senato. Ma l’amarezza è tanta. Dunque viva il carnevale!

«Siamo appena partiti». Un piccolo “riassunto” dell’Italia di oggi

Approdata in aula la legge di Bilancio, nella giornata odierna sono intervenuti alcuni senatori per commentare l’approvazione dell’emendamento sulle statizzazioni.

Anzitutto il sen. Amidei (FI):

Ci troviamo poi di fronte a una situazione vergognosa, per quanto riguarda il mondo della scuola: mi riferisco ai docenti che, da dieci o venti anni – o forse più – lavorano come precari, con incarichi annuali, per i quali non si è avuta la correttezza di farli passare a contratti a tempo indeterminato. Sono stati statizzati insegnanti provenienti dai conservatori privati – non entro nel merito del curriculum dei singoli – e questa è una misura che va denunciata e che considero inaccettabile.

Procedo rapidamente, perché purtroppo il tempo a mia disposizione è pochissimo. Abbiamo assistito a un’altra modifica: si è messo mano, con un emendamento, alla legge n. 394 del 1991 in materia di parchi, indicando come parco interregionale il Parco del Delta del Po, quando a un certo punto, nell’interregionalità, non sono stati presi in considerazione la volontà e il parere degli enti locali, dei sindaci, degli amministratori, delle associazioni di categoria del mondo dell’agricoltura e della pesca e di quanti altri avrebbero avuto titolo – e in effetti hanno titolo – a esprimere un parere. Il Governo si è fregato ampiamente dei pareri della gente che sta sul territorio, ma questo sicuramente i cittadini lo ricorderanno quando sarà ora di andare al voto.

Anche questo è inaccettabile e mi auguro che alla Camera si tenga conto dell’ingiustizia perpetrata ai danni di insegnanti dell’AFAM che si vedono esclusi per l’ennesima volta, in ragione di quello che sarebbe stato un costo irrisorio per le casse dello Stato – perché va detto che si valutano altresì i costi di una misura che sarebbero stati veramente irrisori. Anche questa è una colpa che il Governo dovrà sentirsi addosso.

 

Poi la sen. Montevecchi (M5S):

L’AFAM: benissimo la statizzazione, per cui abbiamo votato favorevolmente, ma la stabilizzazione dei docenti, anche quella, resta missing e continua a navigare in un limbo di anni e anni.

Sul riordino del comparto siamo rimasti fermi alle slide e al bel nome «Cantiere delle arti» e siamo ancora là a capire cosa significhi, ma va bene.

 

Ma soprattutto è intervenuto il sen. Martini, (qui il video dell’intervento) relatore di quel disegno di legge 322 che, partendo dalle statizzazioni, si era trasformato crescendo più e più volte e con modalità assai creative nel corso degli ultimi quattro anni (era stato presentato addirittura nel 2013), e che aveva finalmente dato luogo, non più di pochi giorni fa, a due ben diversi e successivi emendamenti, entrambi poi riassorbiti e sostituiti da quello dei relatori, poi approvato:

MARTINI (PD). Signor Presidente, colleghe e colleghi, parlerò solo dell’Alta formazione artistica musicale e coreutica (AFAM), questione piccola rispetto alle altre che abbiamo discusso, ma qualitativamente interessante ed emblematica perché, a modo suo, l’AFAM è un piccolo riassunto dell’Italia di oggi. Si tratta di un settore fatto di eccellenze storiche, ma anche di istituti che fanno fatica a sopravvivere; è fatto di forti identità, ma anche di autoreferenzialità esasperate; è fatto di grandi esigenze di riforme di organizzazione e di ritardi decennali, quasi ventennali, nell’attuazione; è fatto di ampie sacche di precariato e di marginalità del comparto rispetto alla grande questione della scuola.

In questo comparto oggi noi possiamo portare due risultati acquisiti dalla discussione in Commissione: un emendamento con il quale fissiamo l’obiettivo della statizzazione di tutti gli istituti ex pareggiati (statizzazione che si può fare in tre anni sostituendo i Comuni che non ce la fanno più a reggerli); inoltre, stanziamo risorse congrue, del MIUR e del MEF, che garantiranno nei tre anni la statizzazione. Quindi non una partita di giro, ma risorse concrete nuove.

Vorrei ringraziare tutti coloro che hanno contribuito a questo risultato, di tutti i Gruppi. Vorrei ringraziare i Ministeri dell’istruzione e dell’economia, il vice ministro Morando che ha dato una mano, i rappresentanti del Governo e, se mi consentite, soprattutto il mio Gruppo in 7a Commissione, il presidente Marcucci e la capogruppo Elena Ferrara, con i quali abbiamo condiviso con determinazione questo risultato che non è stato facile né scontato, se pensiamo che da molti anni ci si lavorava senza arrivarci.

Vorrei fare due commenti a questo risultato. Il primo è che noi avevamo ambizioni più vaste di quelle che abbiamo raggiunto. Volevamo delineare un percorso per la statizzazione, che vi fossero cioè criteri e modi condivisi. Non c’è stato e il testo è molto stringato. Adesso l’iniziativa sarà del Ministero, che naturalmente ha anche molte altre emergenze e incombenze, e mi auguro che riusciremo a trovare il modo di sostenere lo sforzo del Ministero.

Il secondo obiettivo era collegare la statizzazione con l’avvio di un riordino dell’intero sistema. Obiettivo indispensabile, perché non si può pensare – ed è stato un grande equivoco – che la riorganizzazione fosse soltanto un prezzo chiesto dal MEF per poter finanziare la statizzazione. Non è così, perché è un’esigenza assoluta. Lo dico qui con una frase molto semplice: l’AFAM non vivrà se non si riorganizzerà; rischia di crollare su se stessa se non sapremo innovare e anche riorganizzare l’offerta formativa.

Il terzo obiettivo era avviare a sanare il grande tema del precariato, con coloro che partecipano alla graduatoria della legge n. 128 del 2013, coloro che lavorano da tre anni e i maestri di seconda fascia. Sono temi urgenti. La risposta del MEF e della Ragioneria è stata che questo tema dovrà essere risolto dal regolamento sul reclutamento. Io credo che si possa intanto vedere se alla Camera il tema possa essere riaperto e in ogni caso, se la soluzione è il regolamento, ora più che mai esso è indispensabile.

Il secondo commento è che noi, approvando questo emendamento e ottenendo questi risultati, non abbiamo tagliato il traguardo né della statizzazione né del rilancio dell’AFAM. Siamo appena partiti, ed è importantissimo averlo fatto, ma non possiamo ora dimenticare che abbiamo dei compiti immediati davanti a noi: il primo è avviare bene la statizzazione. Vorrei dire al Ministero dell’istruzione, che avrà il compito di gestire questa fase, di fare tesoro di quanto elaborato in tutti questi anni di lavoro, nei quali abbiamo costruito l’ipotesi di statizzazione senza buttare a mare un lavoro di proposte e anche un clima di concordia che abbiamo costruito attorno a questo obiettivo: arrivarci in tre anni, sgravare i Comuni progressivamente, statizzare tutti insieme, non procedere per assorbimento ma valorizzando le identità. La seconda questione è impostare un riordino organico, profondo, coraggioso. Nessuno pensi che, arrivate queste risorse supplementari, possiamo continuare a lavorare come se niente fosse.

Io vedo tre filoni di lavoro davanti a noi: una nuova rete territoriale che potremmo sperimentare intanto nella musica; completare tutti i regolamenti che attendiamo dalla legge 21 dicembre 1999, n. 508; costruire una collocazione dell’AFAM più vicina all’università. Forse è anche l’ora di considerare seriamente l’idea di passare al regime pubblicistico. Quanto, poi, al tema del precariato, dobbiamo assolutamente dare risposta ai lavoratori che attendono di uscire da questa situazione.

Ci sarà bisogno di molto lavoro e spirito innovativo e occorre che il Governo e la politica facciano la loro parte. Diciotto anni di lentezze devono essere ora superati e occorre che anche il settore faccia la sua parte. Ci sono state e ci sono troppe divisioni, troppe paure e troppe chiusure. Non è chiudendosi che nascerà l’AFAM dell’eccellenza che tutti noi vogliamo. (Applausi dal Gruppo PD e del senatore Zeller).

Terza versione: statizzazioni senza poli

Nella giornata di ieri martedì 28 in Commissione bilancio è stato ritirato l’emendamento 29.0.23 (Santini) sullo stato giuridico dei docenti Afam, ed è stata poi ripresentata dai relatori una riformulazione dell’emendamento Martini (57.0.1 Testo 3), che è stata successivamente votata e approvata dalla Commissione nel corso della seduta notturna; in tale riformulazione spariscono Politecnici, Poli, GAE, precariato e soluzioni per l’assorbimento nei ruoli statali del personale degli ex IMP, aumentano invece i fondi per le statizzazioni (che nel Testo 2 erano di 5 milioni per il 2018, 15 per il 2019 e 30 milioni solo per il 2020) e si ribadisce che la statizzazione, pur nella gradualità, riguarderà tutti gli istituti. Ricordiamo comunque che a quanto emerge dal dibattito di questi giorni in Commissione, delle misure relative agli enti locali pare si occuperà  in maniera più specifica la Camera.

Questo il dibattito nella seduta notturna di ieri:

Intervenendo sull’emendamento  57.0.1 (testo 3), la senatrice BULGARELLI (M5S) specifica che il suo  Gruppo aveva inteso perseguire attraverso uno specifico emendamento una soluzione maggiormente incisiva riguardo al tema dell’alta formazione artistica e musicale.

La relatrice ZANONI (PD) ritiene che l’emendamento 57.0.1 (testo 3) possa costituire una sintesi efficace dei numerosi emendamenti presentati sulla medesima materia.

Il PRESIDENTE  rileva che l’emendamento dei relatori può trovare il sostegno dei diversi Gruppi.

Il senatore BOCCHINO (Misto-SI-SEL) osserva che il riordino dell’alta formazione artistica e musicale merita un approfondimento specifico, da svolgere in altra sede. Ritiene tuttavia che la previsione della statizzazione degli istituti sia da accogliere favorevolmente, pur risultando criticabile l’insufficienza delle risorse messe a disposizione, derivanti sostanzialmente da una partita di giro nell’ambito dei fondi attribuiti al MiUR.  Lo stesso coinvolgimento degli enti locali, in ragione della loro disponibilità finanziaria, rischia di ostacolare il processo di statizzazione.

Il senatore BARANI (ALA), riconoscendo la rilevanza del tema oggetto dell’emendamento, sottoscrive la proposta 57.0.1 (testo 3).

Il senatore MARTINI (PD) esprime soddisfazione riguardo alla soluzione individuata, la quale consente di disporre di risorse adeguate ai fini della statizzazione. Richiama quindi l’attenzione sull’importanza di sostenere il Governo, chiamato a disciplinare con apposito regolamento la questione del personale addetto all’alta formazione artistica e musicale.

 La senatrice MONTEVECCHI (M5S) rammenta le iniziative velleitarie e inconcludenti promosse dal Governo nell’ambito dell’alta formazione artistica e musicale. Riguardo all’emendamento in esame lamenta l’insufficienza delle risorse, con particolare riferimento al problema della stabilizzazione dei docenti precari. Esprime inoltre perplessità sulla previsione di un regolamento concernente il reclutamento del personale, atteso ormai da anni. Fa quindi presente l’intenzione del proprio Gruppo di vigilare attentamente sullo svolgimento del processo di statizzazione.

Il senatore RUTA (PD) si sofferma sulla necessità di fornire risposte  ai docenti precari impegnati nell’alta formazione artistica e musicale, riguardante anche il settore pubblico e, a tale riguardo, fa notare come la loro stabilizzazione non comporterebbe ulteriori oneri.

La senatrice DE BIASI (PD) aggiunge la propria firma all’emendamento 57.0.1 (testo 3), il quale costituisce a suo parere un avanzamento effettivo rispetto a una situazione che già era stata oggetto di attenzione, ma non risolta, nella scorsa legislatura.

Il vice ministro MORANDO esprime parere favorevole sull’emendamento 57.0.1 (testo 3), che, posto infine in votazione, è accolto.

Il senatore SANTINI (PD) suggerisce di ritirare l’emendamento 29.0.23, al fine di trasformarlo in un ordine del giorno, che abbia ad oggetto una sistemazione della normativa riguardante i direttori di orchestra [???!!!]

L’emendamento 29.0.23 è quindi ritirato.

 

Questo il testo dell’emendamento approvato:

 

57.0.1 (testo 3)

I RELATORI

Dopo l’articolo, inserire il seguente:

«Art. 57-bis.

        1. Al fine di consentire, il graduale completamento del processo di statizzazione e razionalizzazione di cui all’articolo 22-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96, il fondo di cui al comma 3 del medesimo articolo 22-bis è integrato con uno stanziamento dì 5 milioni di euro per l’anno 2018, di 10 milioni di euro per l’anno 2019 e di 35 milioni a decorrere dall’anno 2020. Resta fermo che gli enti locali continuano ad assicurare l’uso gratuito degli spazi e degli immobili e si fanno carico delle situazioni debitorie pregresse alla statizzazione in favore delle istituzioni.

2. Al comma 1, dell’articolo 22-bis del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 giugno 2017, n. 96 le parole: ”una parte degli istituti superiori musicali non statali e le accademie non statali dì belle arti” sono sostituite dalle seguenti: ”istituti superiori musicali non statali e le accademie non statali di belle arti”.

3. Qualora dall’applicazione della disposizione di cui al comma 1, derivino maggiori oneri rispetto a quanto previsto, si applica l’articolo 17, commi da 12-bis a 12-quater della citata legge n. 196 del 2009, provvedendo alla riduzione degli stanziamenti iscritti nello stato di previsione del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca».

Conseguentemente, all’articolo 92, comma 1, sostituire le parole: «di 250 milioni di euro per l’anno 2018 e di 330 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2019» con le seguenti: «di 245 milioni di euro per l’anno 2018, di 320 milioni di euro per l’anno 2019 e di 295 milioni di euro a decorrere dall’anno 2020».