Teoria o pratica? Una vecchia storia

Lo Schema di decreto legislativo recante norme sulla promozione della cultura umanistica, sulla valorizzazione del patrimonio e delle produzioni culturali e sul sostegno della creatività (382), presentato al Senato dal CdM il 16 gennaio ultimo scorso, delega prevista dal comma 181 punto G della c.d. Buona Scuola, non cessa di attirare attenzione, se non preoccupazione, provenienti anche da altri sistemi, come quello dell’Afam, o quello, oggi ancor più distante, dell’Università; sistemi, ambedue, che da una delega scolastica poco dovrebbero venir coinvolti.

Il 2 febbraio, nel corso delle audizioni presso la VII Commissione della Camera dei Deputati, il prof. Marco Abate, coordinatore della Commissione III (Didattica) del Consiglio Universitario Nazionale, dopo aver ammesso un’iniziale disattenzione nei confronti della delega sulla cultura umanistica («ce ne siamo accorti ieri sera…») lamenta come al comma 1 dell’art.4, tra le istituzioni previste per «realizzare un sistema coordinato per la progettazione e la promozione della conoscenza e della pratica delle arti, quale requisito fondamentale del curricolo di ciascun grado di istruzione del sistema nazionale di istruzione e formazione» (Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e suoi istituti, Istituto nazionale documentazione, innovazione e ricerca educativa (INDIRE), Istituzioni scolastiche, Istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), Istituti tecnici superiori (ITS), Istituti di cultura italiana all’estero) non sia citata l’Università. «Ci auguriamo sia una dimenticanza», conclude , perché «non è possibile che non si parli di Università quando si parla di storia dell’arte o di beni culturali».

Il rappresentante del CUN prosegue ricordando come sarebbe opportuno che il CUN, «unico organo di rappresentanza del sistema universitario che contiene al suo interno tutte le competenze di tutte le aree»,  venga coinvolto nella scelta dei componenti della Commissione Nazionale per la Preparazione delle Prove e della Conferenza Nazionale per la Formazione Iniziale e l’Accesso alla Professione Docente, organi previsti invece dalla delega 377.

Ma la delega 382 ha attirato pure l’attenzione di un’ altra autorevole rappresentante del sistema universitario, Giuseppina La Face, che dalle colonne del «Fatto Quotidiano» ha dapprima messo in luce l’eterogeneità delle categorie nominate nell’art. 1 della delega (tra cui l’orrido Made in Italy, deriso pure, peraltro, da Luigi Berlinguer nel suo intervento del 2 febbraio), per poi osservare la totale assenza di un sintagma («storia della musica») dal testo in questione. Dopo aver segnalato la nota posizione di Tullio De Mauro («Guai se il cinema entra nella scuola come manuale di storia del cinema: se entra, deve entrare come pratica operativa; lo stesso ragionamento vale per la musica»), Giuseppina La Face  conclude in sostanza sulla stessa lunghezza d’onda del rappresentante del CUN sopracitato: «Il disegno legislativo assegna un ruolo alle Istituzioni dell’alta formazione artistica e musicale (Afam). Non cita quello spettante alle università. Non mi dite, cari lettori, che la ministra non menziona l’Università perché priva di laurea. Tanti ministri prima di lei si sono comportati così».

La cultura italiana vale 48 miliardi. Anzi, 72.

Seconda edizione dello “studio” Italia Creativa pubblicato da Ernst & Young sui dati del 2015 e presentato l’altro giorno alla Triennale di Milano alla presenza di Filippo Sugar (Siae), Fedele Confalonieri (Mediaset), Luciano Fontana (Corriere della Sera), ma soprattutto del Ministro della Cultura, romanziere, intellettuale Dario Franceschini e del musicista Manuel Agnelli (foto).

Secondo lo studio l’industria creativa e culturale italiana vale quasi 48 miliardi (ma con un potenziale di ulteriori 24: totale 72) e i ricavi diretti crescono del 2,4%, più del Pil nazionale. Tra occupati diretti e indiretti, dà lavoro a oltre 1.000.000 di persone (con altri 15.000 nuovi posti creati nel 2015), ed è il terzo settore per occupazione dopo quello edile e della ristorazione/alberghiero. La “musica” avrebbe segnato il record di crescita in termini di valore economico diretto (+10%).

Qui due assai diverse sezioni dell’importante studio: quella sulle arti performative e quella sulla musica.

Qui invece si può scaricare l’intero studio.

Per aiutare nella lettura, ecco una piccola slide sulla “visione olistica” proposta da E&Y:

Lo studio ospita anche contributi di musicisti e operatori del settore; tra questi, Ennio Morricone, che scrive:

«I Conservatori di Milano, di Roma, di Firenze e molti altri in Italia godono di grande prestigio: sono veramente in grado di “inventare” musicisti. Il problema principale non sono i Conservatori, ma la mancata azione dello Stato nel favorire l’occupazione di chi ne esce. Ci sono migliaia di disoccupati che sanno suonare, hanno studiato bene: per loro lo Stato non fa niente, li abbandona senza aiutarli a trovare un lavoro. Questo stato delle cose non può proseguire a lungo, lo Stato deve fare qualcosa.

D’altra parte, una critica va indirizzata anche ai Conservatori. Talvolta i loro diplomati non dimostrano talento sufficiente per intraprendere una professione dignitosa. Perché questo accade? Perché non sono stati allontanati dal loro percorso di studi quando hanno dimostrato di non possedere qualità musicali. In questi casi, anche i Conservatori hanno una parte di responsabilità. Un Maestro che insegna violino, flauto o qualsiasi altro strumento, dovrebbe dissuadere i propri allievi meno portati dall’intraprendere la professione di musicista, se questi non hanno le qualità necessarie. Invece generalmente non lo fa, perché altrimenti perderebbe il proprio stipendio: non avendo allievi, il Conservatorio licenzierebbe insegnanti. Perciò spesso i Conservatori ammettono persone senza particolari doti musicali allo scopo di garantire lo stipendio dei docenti».

 

Qui alcuni articoli di stampa sull’importante evento:

http://www.corriere.it/economia/17_gennaio_24/creativita-tesoro-48-miliardi-70f19738-e276-11e6-90f6-27595f8990ae.shtml

http://www.repubblica.it/economia/rapporti/osserva-italia/trend/2017/01/25/news/la_cultura_vale_48_miliardi_ma_ha_un_potenziale_inespresso_di_altri_24-156852772/?ref=HREC1-11

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-01-24/cultura-studio-sull-italia-creativa-valore-il-sistema-paese-184834.shtml?uuid=AEJffBH

Il video seguente è tratto invece da askanews.it

A ciascuno le sue deleghe

Il Ministro Valeria Fedeli ha firmato i decreti ministeriali di conferimento delle deleghe ai tre Sottosegretari Vito De Filippo, Gabriele Toccafondi e Angela D’Onghia.
Al Sottosegretario Angela D’Onghia sono assegnate, tra le altre, le deleghe che riguardano le problematiche relative alla dispersione scolastica, le tematiche legate al riconoscimento dei titoli di studio conseguiti in ambito comunitario ed extracomunitario, il raccordo del sistema scolastico con la formazione professionale, la promozione della cultura scientifica, e vengono confermate le deleghe sulla promozione e lo sviluppo dell’offerta formativa dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica e della produzione artistica, nonché sul raccordo dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica con il sistema scolastico e universitario, con il sistema produttivo delle professioni e con altre amministrazioni. 

I decreti, trasmessi alla Corte dei Conti, saranno poi pubblicati in Gazzetta Ufficiale.

Qui il comunicato stampa.

Milleproroghe, emendamenti e ordini del giorno. Aggiornamento

Il sito del Senato ha finalmente pubblicato non solo gli emendamenti ma anche gli ordini del giorno al Decreto Milleproroghe (DL 2630) presentati in Commissione Affari Costituzionali. Ecco quelli che si riferiscono all’AFAM, e che il vicepresidente Torrisi ha comunque dichiarato improponibili, spiegando che  «sono stati considerati ammissibili gli emendamenti che modificano il testo del decreto-legge o che comunque sono in correlazione diretta con le disposizioni che vi sono contenute. Tra quelli che propongono disposizioni ulteriori, sono stati considerati proponibili gli emendamenti che recano la proroga o comunque la definizione nel tempo dell’efficacia di disposizioni legislative e di regimi giuridici. Dalle proroghe sono escluse, in ogni caso, quelle relative ai termini di delega legislativa». Il sen. Torrisi ha poi riconosciuto «che in alcuni casi risultano sacrificate a priori proposte non solo ragionevoli, ma sovente condivisibili, che in ogni caso potranno trovare collocazione in altri provvedimenti».

 

G/2630/25/1 (già em. 11.8)

MANCUSO, BIANCONI

Il Senato,

in sede di esame dell’atto Senato 2630 recante conversione in legge del decreto-legge 30 dicembre 2016, n. 244, recante proroga e definizione di termini,

premesso che:

la legge di bilancio per il 2017 ha previsto al comma 626 dell’articolo 1 il cosiddetto “Bonus Stadivari”;

per l’anno 2017, nel limite complessivo di 15 milioni di euro, agli studenti iscritti ai licei musicali e agli studenti iscritti ai corsi preaccademici, ai corsi del precedente ordinamento e ai corsi di diploma di Ie di II livello dei conservatori di musica, degli istituti superiori di studi musicali e delle istituzioni di formazione musicale e coreutica autorizzate a rilasciare titoli di alta formazione artistica, musicale e coreutica ai sensi dell’articolo 11 del regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 8 luglio 2005, n. 212, è concesso un contributo una tantum pari al 65 per cento del prezzo finale, per un massimo di euro 2.500, per l’acquisto di uno strumento musicale nuovo, coerente con il corso di studi;

al fine di consentire un accesso più equo e razionale all’agevolazione sarebbe opportuno apportare delle modifiche normative per non discriminare gli studenti iscritti a corsi preaccademici in regime di convenzione,

impegna il Governo a:

valutare l’opportunità, attraverso apposite modifiche normative, di evitare l’accesso al bonus previsto dalla legge di bilancio 2017 agli studenti dei conservatori e degli istituti pareggiati che abbiano già usufruito nel 2016 dell’agevolazione prevista ai sensi dell’articolo 1, comma 984, della legge 28 dicembre 2015, n. 208;

estendere l’ambito soggettivo del bonus anche agli studenti iscritti a corsi preaccademici in regime di convenzione.

G/2630/8/1

AMIDEI

Il Senato,

in sede di discussione del disegno di legge di conversione in legge del decreto legge 30 dicembre 2016, n. 244, recante proroga e definizione di termini,

premesso che:

i Conservatori italiani rappresentano una Istituzione storica di altissimo livello nonché un organismo di alta produzione artistica e di ricerca che ad oggi conta 50.000 studenti – di cui il 10% stranieri –, 6.000 docenti e 1.500 unità di personale amministrativo e ausiliario;

il sistema Conservatori è volto allo sviluppo di distretti culturali, con il conseguente rilancio delle città e con la possibilità di creare sinergie con i territori per la valorizzazione dei beni culturali e paesaggistici in cui insistono, con l’ulteriore possibilità di ricevere sovvenzioni con progetti a livello europeo;

i Conservatori, altresì, favoriscono i rapporti internazionali (progetti Erasmus, Socrates … ), gli scambi di docenti e studenti con i paesi esteri – non solo Europei –, ma anche del resto del Mando (Cina, Giappone, Corea, Stati Uniti, Sud America, Federazione Russa ed ex repubbliche sovietiche);

il sostegno all’operatività dei succitati istituti deriva dalla necessità di salvaguardare un sano Iocalismo e una presenza diffusa sul territorio italiano di Istituzioni Musicali di Alto Livello che-ancor oggi rappresentano un’eccellenza di fama mondiale;

da anni viene promessa una riforma del summenzionato settore (la precedente risale al 1999), ma ad oggi si sono alternati più di 8 ministri e ancora nulla è mutato;

i docenti precari della legge n. 128/13 sono stati assunti sulla base di titoli artistici conseguiti in oltre dieci anni di graduatorie di istituto scaturite da leggi nazionali e quindi da procedure istituzionali nazionali,

impegna il Governo:

ad adottare provvedimenti finalizzati all’immissione in ruolo dei docenti che si trovano all’interno della graduatoria di cui alla legge 8 novembre 2013, n. 128.

 

4.31

Bisinella, Munerato, Bellot

Dopo il comma 5, aggiungere i seguenti:

«5-bis. Dall’anno accademico 2017/2018, le graduatorie nazionali di cui all’articolo 19, comma 2, del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013 n. 128, sono trasformate in graduatorie nazionali a esaurimento, utili per l’attribuzione degli incarichi di insegnamento con contratto a tempo indeterminato e determinato.

5-ter. Dall’anno accademico 2017/2018, il turn-over delle Istituzioni AFAM statali è pari al 100 per cento della dotazione organica più il 100 per cento delle cessazioni. I posti vacanti in pianta organica saranno ripartiti assegnando il 50 per cento dei posti alle graduatorie di cui al comma 2-bis e il 50 per cento dei posti a concorso regolato da apposito decreto del Presidente della Repubblica in applicazione dell’articolo 2 comma 7 lettera e) della legge n. 508 del 1999 e articolo 19 comma 01 della legge n.128 del 2013, fermo restando il ricorso in via prioritaria alle pregresse graduatorie nazionali ad esaurimento per gli insegnamenti in cui queste, risultino non ancora esaurite.

5-quater. Nelle more dell’applicazione del decreto del Presidente della Repubblica di cui al comma 5-ter recante le nuove norme sul reclutamento, si fa ricorso alle graduatorie nazionali ad esaurimento vigenti per l’attribuzione degli incarichi di insegnamento con contratto a tempo indeterminato e determinato.

5-quinquies. Fino all’esaurimento delle graduatorie nazionali di cui al comma 5-bis sono bloccate le conversioni o variazioni di organico, che possano incidere sul totale dei posti destinati all’attribuzione degli incarichi di insegnamento con contratto a tempo indeterminato e determinato di cui ai commi 5-bis e 5-ter.

5-sexies. Per quanto previsto dai commi 5-bis, 374-ter, 5-quater del presente articolo, sono stanziati 5 milioni di euro a decorrere dall’anno 2017.

5-septies. Per far fronte agli oneri derivanti dall’applicazione dei commi da 5-bis a 5-sexies del presente articolo, il Fondo di cui all’articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, è incrementato di 68,95 milioni di euro per il 2017, di 96,75 milioni di euro per il 2018, di 110,402 milioni di euro per il 2019, di 119,45 milioni di euro per il 2020, di 113,45 milioni di euro per il 2021, di 104,45 milioni di euro per il 2022, di 95,45 milioni di euro per il 2023, di 83,45 milioni di euro per il 2024, di 70,45 milioni di euro per il 2025 e di 56,45 milioni di euro annui a decorrere dal 2026».

4.32

Amidei, Bernini

Dopo il comma 5, aggiungere i seguenti:

«5-bis. Dall’anno accademico 2017/2018, le graduatorie nazionali di cui all’articolo 19, comma 2, del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, sono trasformate in graduatorie nazionali a esaurimento, utili per l’attribuzione degli incarichi di insegnamento con contratto a tempo indeterminato e determinato.

5-ter. Dall’anno accademico 2017/2018, il turn over delle Istituzioni AFAM statali è pari al 100 per cento delle cessazioni dell’anno precedente cui si aggiunge il 50 per cento dei posti vacanti della dotazione organica.

5-quater. La progressione di carriera dei professori della seconda fascia e l’assunzione a tempo indeterminato dei professori inclusi nelle graduatorie nazionali preesistenti, ivi incluse quelle costituite ai sensi delle leggi nn. 143 del 2004 e 128 del 2013, devono precedere l’avvio di nuove procedure concorsuali».

4.16

De Petris, Barozzino, Bocchino, Campanella, Cervellini, De Cristofaro, Petraglia, Mineo

Dopo il comma 4, inserire i seguenti:

«4-bis. Le disposizioni di cui all’articolo 19, comma 2, del decreto-legge n. 104 del 2013, convertito con modificazioni dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, si applicano anche all’anno accademico 2016-2017 per il personale docente che, nel medesimo anno accademico, abbia maturato i requisiti ivi previsti nei corsi accademici di primo e secondo livello presso le istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, per l’attribuzione degli incarichi di insegnamento a tempo indeterminato e determinato, in subordine alle graduatorie di cui al comma 1 del medesimo articolo 19, nei limiti dei posti vacanti disponibili. L’inserimento è disposto con modalità definite con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università della ricerca entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

4-ter. All’onere di cui al comma 4-bis, pari a 10 milioni di euro a decorrere dall’anno 2017, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2017-2019, nell’ambito previsionale di base di parte corrente ’’Fondo speciale’’ dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, all’uopo utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero».

4.17

Petraglia, De Petris, Barozzino, Bocchino, Campanella, Cervellini, De Cristofaro, Mineo

Dopo il comma 4, inserire i seguenti:

«4-bis. Le disposizioni di cui all’articolo 19, comma 2, del decreto-legge n. 104 del 2013, convertito con modificazioni dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, si applicano anche all’anno accademico 2016-2017 per il personale docente che, nel medesimo anno accademico, abbia maturato i requisiti ivi previsti nei corsi accademici di primo e secondo livello, presso le istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica. L’inserimento è disposto con modalità definite con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge.

4-ter. All’onere di cui al comma 4-bis, pari a 7,5 milioni di euro a decorrere dall’anno 2017, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2017-2019, nell’ambito previsionale di base di parte corrente ’’Fondo speciale’’ dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze, all’uopo utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero».

4.92

Mancuso

Dopo il comma 5 aggiungere il seguente:

 «5-bis. A decorrere dall’anno 2017, il rapporto di lavoro e le carriere del personale docente delle istituzioni dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica è regolato sotto il profilo giuridico garantito dall’articolo 33 della Costituzione e in analogia con i criteri adottati dal sistema pubblicistico universitario. Con regolamento da adottare entro e non oltre il 31 dicembre 2017, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, lettera b), della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Ministro dell’istruzione dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro per la semplificazione la pubblica amministrazione, sono stabilite le modalità di attuazione degli inquadramenti economici anche in riferimento al decreto del Presidente della Repubblica 15 dicembre 2011, n. 232. Dall’attuazione del presente comma non devono derivare nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Eventuali trattamenti economici più favorevoli derivanti dal nuovo inquadramento sono mantenuti come assegni ’’ad personam’’ riassorbibili».

 

La relatrice Zanoni ha osservato nella seduta di ieri come gli emendamenti 4.31, 4.32 e 4.92 comportino maggiori oneri, e come invece le proposte emendative 4.16 e 4.17 richiedano una relazione tecnica.

Questa la bozza di tutti gli emendamenti al DDL 2630. E questa la versione definitiva.

 

Codice dello spettacolo, l’audizione dei sindacati

Si sono svolte martedì 17 le audizioni delle OO.SS. a proposito del DDL 2287-bis e connessi (Codice dello spettacolo), un provvedimento attualmente all’esame della VII Commissione del Senato. Si tratta ancora una volta di una delega al Governo che riguarderà in modo assai consistente il funzionamento delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche.

Vi proponiamo il video dell’incontro, disponibile sulla web tv del Senato, e, in attesa di leggere i documenti degli altri sindacati,  il documento depositato da CGIL-CILS-UIL.

 

Comma 181, punto g: Cultura Umanistica e Made in Italy

Dopo una corsa contro il tempo, appena pochi giorni prima della scadenza prevista, il Consiglio dei Ministri ha approvato preliminarmente nella seduta di ieri 14 gennaio otto delle nove deleghe previste dalla Legge 107/2015, la c.d. «Buona scuola». Si dà il via dunque a otto Decreti Legislativi che riguardano:

  • il sistema di formazione iniziale e di accesso all’insegnamento nella scuola secondaria di I e II grado;
  • la promozione dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità;
  • la revisione dei percorsi dell’istruzione professionale;
  • l’istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita fino a sei anni;
  • il diritto allo studio;
  • la promozione e la diffusione della cultura umanistica;
  • il riordino della normativa in materia di scuole italiane all’estero;
  • l’adeguamento della normativa in materia di valutazione e certificazione delle competenze degli studenti e degli Esami di Stato.

Per la revisione del Testo Unico sulla scuola, invece, risalente addirittura al 1994 (e che peraltro contiene ancora normativa non abrogata esplicitamente riguardante Conservatori e Accademie), sarà previsto un disegno di legge delega specifico e “successivo” (?).

La delega che potrebbe riguardare in qualche misura anche l’Alta Formazione Artistica e Musicale è appunto quella sulla cultura umanistica, prevista al comma 181, punto g della Legge 107:

g) promozione e diffusione della cultura umanistica, valorizzazione del patrimonio e della produzione culturali, musicali, teatrali, coreutici e cinematografici e sostegno della creativita’ connessa alla sfera estetica, attraverso:

  • 1) l’accesso, nelle sue varie espressioni amatoriali e professionali, alla formazione artistica, consistente nell’acquisizione di conoscenze e nel contestuale esercizio di pratiche connesse alle forme artistiche, musicali, coreutiche e teatrali, mediante: 1.1) il potenziamento della formazione nel settore delle arti nel curricolo delle scuole di ogni ordine e grado, compresa la prima infanzia, nonche’ la realizzazione di un sistema formativo della professionalita’ degli educatori e dei docenti in possesso di specifiche abilitazioni e di specifiche competenze artistico-musicali e didattico-metodologiche; 1.2) l’attivazione, da parte di scuole o reti di scuole di ogni ordine e grado, di accordi e collaborazioni anche con soggetti terzi, accreditati dal Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca e dal Ministero dei beni e delle attivita’ culturali e del turismo ovvero dalle regioni o dalle province autonome di Trento e di Bolzano anche mediante accordi quadro tra le istituzioni interessate; 1.3) il potenziamento e il coordinamento dell’offerta formativa extrascolastica e integrata negli ambiti artistico, musicale, coreutico e teatrale anche in funzione dell’educazione permanente;
  • 2) il riequilibrio territoriale e il potenziamento delle scuole secondarie di primo grado a indirizzo musicale nonche’ l’aggiornamento dell’offerta formativa anche ad altri settori artistici nella scuola secondaria di primo grado e l’avvio di poli, nel primo ciclo di istruzione, a orientamento artistico e performativo;
  • 3) la presenza e il rafforzamento delle arti nell’offerta formativa delle scuole secondarie di secondo grado;
  • 4) il potenziamento dei licei musicali, coreutici e artistici promuovendo progettualita’ e scambi con gli altri Paesi europei;
  • 5) l’armonizzazione dei percorsi formativi di tutta la filiera del settore artistico-musicale, con particolare attenzione al percorso pre-accademico dei giovani talenti musicali, anche ai fini dell’accesso all’alta formazione artistica, musicale e coreutica e all’universita’;
  • 6) l’incentivazione delle sinergie tra i linguaggi artistici e le nuove tecnologie valorizzando le esperienze di ricerca e innovazione;
  • 7) il supporto degli scambi e delle collaborazioni artistico-musicali tra le diverse istituzioni formative sia italiane che straniere, finalizzati anche alla valorizzazione di giovani talenti;
  • 8) la sinergia e l’unitarieta’ degli obiettivi nell’attivita’ dei soggetti preposti alla promozione della cultura italiana all’estero; 

 

Scrive  il Miur a proposito del passaggio di ieri in Consiglio dei Ministri:

Promozione e diffusione della Cultura umanistica

Il Made in Italy al centro della Buona Scuola.

Musica e danza, teatro e cinema, pittura, scultura, grafica delle arti decorative e design, scrittura creativa saranno solo alcune delle arti che verranno potenziate negli istituti scolastici.

Le scuole saranno aperte anche a contributi esterni: reti o poli a orientamento artistico e performativo di scuole collaboreranno con l’Indire (Istituto nazionale documentazione, innovazione, ricerca educativa), le istituzioni Afam (Alta formazione musicale e coreutica), le Università, gli Its (Istituti tecnici superiori) e soggetti pubblici e privati sotto il coordinamento del Miur. Il Miur lavorerà a stretto contatto con il Ministero dei Beni Culturali.

La pratica musicale, già presente nelle scuole del primo ciclo, verrà potenziata e ulteriormente sviluppata e le scuole secondarie di II grado potranno collaborare con gli Istituti tecnici superiori per progetti di innovazione digitale e tecnologica applicata alla musica.

Il patrimonio culturale e artistico italiano può essere occasione di crescita per l’Italia se le nuove generazioni sapranno coniugare tradizione e innovazione. Per questo motivo l’alternanza Scuola-Lavoro, prevista dalla legge 107/2015, potrà essere svolta presso soggetti pubblici e privati che si occupano della conservazione e produzione artistica.

I provvedimenti vanno ora alle Commissioni parlamentari competenti e in Conferenza Unificata per l’apposito parere.

La punta del diamante

Secondo l’ultimo rapporto Censis l’Alta Formazione Artistica e Musicale, per cui «si sta procedendo a predisporre il decreto attuativo sulle norme relative al reclutamento dei docenti» è «la punta di diamante dell’istruzione terziaria». Ciò in virtù dell’aumento degli iscritti nell’ultimo quindicennio (dai 54.984 del 1999-2000 agli 87.003 del 2015-2016: +58,2%) e del peso totale degli studenti stranieri (17% del totale e +10,7% degli iscritti 2015-2016 rispetto all’anno precedente. Tale apertura internazionale sarebbe però mal distribuita: in misura assai maggiore al Nord e al Centro, in misura più marginale al Sud e nelle Isole. E la crescita sembrerebbe in realtà in rallentamento nell’ultimo triennio: da 10,3% nel 2013-2014 rispetto all’anno precedente, a un più modesto 4,1% del 2015-2016 rispetto al 2014-2015.

Il Censis ha ritenuto di realizzare un approfondimento effettuando un’indagine tra i Direttori Afam: dei 136 consultati, solo 71 (52,2%) hanno risposto alle domande seguenti relative alle problematiche che affliggono il sistema:

Mancata emanazione dei decreti attuativi: 84,5%

Fondi insufficienti: 59,2%

Modalità di reclutamento obsolete e non meritocratiche: 53,5 % [Accademie 31,3%; ISSM 68,3%]

Revisione e innovazione dell’offerta formativa: 42,3%

Raccordo con la formazione pre-accademica: 40,8% [0,0% Accademie; 56,1% ISSM]

Raccordo col mondo del lavoro e della produzione artistica: 38%

Presenza eccessiva di precariato: 33,8%

Raccordo Afam-Università relativamente alla ricerca: 31% [Accademie 56,3%; ISSM 19,5%]

Governance: 29,6%

Valutazione e potenziamento Anvur: 19,7% [Accademie 62,5%; ISSM 7,3%]

Formazione e aggiornamento professionale: 14,1%

Obsolescenza dei laboratori e strutture didattiche: 14,1%

Esistenza di strutturazione e regolamentazione unica per realtà con obiettivi e caratteristiche diverse: 9,9%

Difficoltà a rispondere all’evoluzione e ai mutamenti della domanda: 9,9%

Eccessiva frammentazione dell’offerta sul territorio: 8,5%

Impatto dell’aumento dell’utenza: 4,2 % [Accademie 12,5%; ISSM 0,0%]

 

Queste le azioni suggerite per risolvere i problemi di cui sopra:

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La nostra è la quinta

Il 23 dicembre u.s. il Ministro Fedeli ha comunicato le sue Priorità Politiche per il 2017, a un mese dall’analogo e precedente comunicato del Ministro Giannini.

Ritorna l’AFAM all’interno della Priorità n.5. Parola d’ordine, sempre la stessa: autonomia. «Intervenire, consolidandola e aggiornandola, sull’autonomia del sistema AFAM, dando piena realizzazione, mediante appositi regolamenti, a quanto previsto dalla legge 508/99, in particolare, reclutamento, governance, distribuzione territoriale e offerta formativa».

 

Rapporto Censis 2016: l’Alta Formazione Artistica e Musicale

Questa la sintesi del Rapporto Censis 2016, presentato il 2 dicembre presso la sede del Cnel, viale David Lubin, 2 Roma, nella parte che riguarda Accademie, Conservatori e Isia.

Modalità di reclutamento «obsolete e non meritocratiche» e richiesta di reclutare finalmente «docenti di prestigio» tra le osservazioni che hanno riscosso i maggiori consensi tra i direttori interpellati.

L’attrattività dell’Alta formazione artistica e musicale, nonostante l’attesa della riforma.

 Successo per l’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (Afam): considerando sia i corsi pre-accademici, sia i corsi di livello terziario, si è passati dai 54.984 iscritti del 1999-2000 agli 87.003 del 2015-2016 (+58,2%). Un incremento conseguente all’attivazione dei corsi accademici riformati: tra il 2008-2009 e il 2015-2016 gli iscritti a corsi di livello terziario sono passati da 48.281 a 63.054 (+56,5%).

Un’attrattività esercitata anche in ambito internazionale, grazie alla tradizione e al prestigio delle discipline artistiche in Italia. Per la sola fascia accademica, gli stranieri iscritti sono 10.710 nell’a.a. 2015-2016, con un incremento del 10,7% sull’anno precedente e un peso sul totale degli iscritti del 17% (il corrispondente indicatore per il sistema universitario nell’insieme è pari al 4,3% nel 2014-2015).

Le strutture più frequentate sono le Accademie di belle arti statali e non, con il 22,3% di stranieri iscritti ai corsi di I e II livello, pari al 70,3% degli stranieri che scelgono l’Italia per conseguire un titolo terziario in campo artistico-musicale. Secondo i dati del 2014-2015, gran parte del successo estero dell’offerta Afam dipende dal consistente flusso in ingresso di cinesi (circa il 52% del totale).

Secondo i direttori Afam interpellati dal Censis, le principali criticità riguardano la mancata emanazione dei decreti attuativi della legge 508/99 (per l’84,5%), l’insufficienza dei fondi disponibili (59,2%) e le modalità di reclutamento obsolete e non meritocratiche (53,5%). Va garantita la possibilità di reclutare docenti di prestigio (per il 70,7%), rafforzato il collegamento con il mondo del lavoro (68,3%), migliorati i servizi di accoglienza e diritto allo studio (63,4%). Per i direttori delle Accademie di belle arti è urgente avviare i dottorati di ricerca, completando l’offerta formativa e sviluppando le attività di ricerca (68,8%). Il 56,3% di loro vedrebbe con favore lo sviluppo di un’offerta di corsi a pagamento per gli stranieri interessati.

Peggio una botte vuota o una moglie astemia?

Il recente accordo quadro per il rinnovo del contratto degli statali, siglato il 30 novembre u.s., quello degli 85 euro medi mensili, potrebbe essere ora messo in crisi dall’attuale situazione politica.

Secondo quanto riferisce il quotidiano «Repubblica», che si occupa delle leggi che oggi rischierebbero di saltare, infatti «il testo unico sul pubblico impiego non è stato ancora scritto. Sulla carta c’è tempo fino a febbraio per l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri, ma questo traguardo sembra ormai una “mission impossible”. Il provvedimento, lo ricordiamo, punta a eliminare i due pilastri dei dipendenti statali, ossia posto fisso e scatti di anzianità. E, soprattutto, contiene tutta la parte normativa che consente materialmente il rinnovo del contratto degli statali, secondo l’accordo-quadro firmato dai sindacati il 30 novembre».

Dunque il rinnovo effettivo del contratto degli statali, se con una mano porterebbe (avrebbe portato) gli 85 euro medi mensili, con l’altra toglierebbe (avrebbe tolto) una volta per tutte quegli scatti di anzianità a lungo congelati. Oltre al vituperato “posto fisso”.