Lo stato delle cose

Sul sito statistica.miur.it sono finalmente disponibili i dati relativi al corrente a.a. 2015/2016.

Da un confronto tra le iscrizioni di quest’anno e quelle dell’anno scorso emerge un calo sia nei Conservatori di Musica (da 42.214 a 40.364) che negli Istituti ex-pareggiati (da 6.616 a 6.436). Gli iscritti ai corsi pre-Afam passano negli ex-pareggiati da 3682 a 3.776 e nei Conservatori da 15.007 a 15.387; gli iscritti a corsi di Triennio e Biennio nei Conservatori crescono da 15.069 a 16.780, negli ex-pareggiati da 1.859 a 2.006. Calano naturalmente gli iscritti a corsi di vecchio ordinamento, nei Conservatori da 10.954 a 7.977, negli ex-pareggiati da 1.099 a 660.

iscritti-conservatori

iscritti-pareggiati

 

I docenti a tempo indeterminato negli ex-pareggiati passano da 486 a 433, nei Conservatori da 4.403 a 4.455; i docenti a contratto nei Conservatori da 1.368 a 1.367, negli ex-pareggiati da 482 a 506; i docenti a tempo determinato da 974 a 933 nei Conservatori, da 116 a 118 negli Istituti ex-pareggiati. Da tenere presente naturalmente che l’Istituto «G.Braga» di Teramo (secondo il sito di statistica 26 docenti tutti a tempo determinato), nel 2014-2015  era tra gli Istituti Pareggiati, mentre oggi  è tra i Conservatori.

organico-conservatoricontrati-conservatori

organico-pareggiaticontratti-pareggiati

L’Università di (Sua) Eccellenza: un modello anche per l’Afam?

Durante il recente Forum Ambrosetti di Cernobbio il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda ha annunciato che il governo finanzierà solo 4 o 5 Università di Eccellenza e che non rispetterà più il criterio geografico. «…una fortissima scelta, la Giannini ne ha parlato oggi, sulle Università di Eccellenza. Noi non… (io l’ho fatto sule fiere che è molto meno importante) …non ci possiamo permettere di dire che finanziamo tutti con bandi aperti, qualunque università, qualunque cosa faccia etcetera. Dobbiamo scegliere 4 o 5 Università d’Eccellenza sul tema della manifattura innovativa, dargli i soldi, costruire un meccanismo per il quale queste 4 o 5 e solo queste 4 o 5 costruiscano Competence Centers dove le aziende possono lavorare insieme. E chi vuole entrare in questo gruppo, beh, scali il ranking e ci entra dentro!»

 

All’intervento del Ministro Calenda risponde il coordinamento di ricercatori universitari Rete29Aprile con dieci domande rivolte al Governo: http://www.rete29aprile.it/index.php/98-uncategorised/517-10domande

Màdia a tre comparti e un compartone

Domani 26 luglio il Ministro Madia incontra 13 confederazioni sindacali, all’indomani dell’accordo del 13 luglio u.s. sulla riduzione dei Comparti.

Si tratta di un incontro preliminare per capire quali possano essere i margini di manovra, a cominciare dal nodo risorse (appena 300 milioni di euro il fondo previsto dall’ultima legge di Stabilità), sulla cui distribuzione il Ministro ha più volte ribadito di voler adottare un meccanismo di gradualità.

Qui la segnalazione del «Sole 24 ore»

Dal Compartone

Ora che siamo finiti tutti nel Compart-One (il primo per numero di occupati) l’Aran pubblica un provvisorio Accertamento della rappresentatività 2016-2018, premettendo che «l’articolo 9 del CCNQ per la definizione dei comparti di contrattazione e delle relative aree dirigenziali sottoscritto il 13 luglio 2016 prevede che, entro trenta giorni dalla firma dello stesso, le Organizzazioni sindacali del Comparto Funzioni Centrali, del Comparto Istruzione e ricerca, dell’Area Funzioni centrali e dell’Area Istruzione e ricerca possono dare vita a nuove aggregazioni associative cui imputare le deleghe delle quali risultino titolari, purché il nuovo soggetto succeda effettivamente nella titolarità delle deleghe che ad esso vengono imputate. Inoltre, l’art. 11 del medesimo contratto consente alle organizzazioni sindacali che si avvalgano della suddetta facoltà di modificare la Confederazione di riferimento. Pertanto, il presente accertamento della rappresentatività relativo al triennio 2016-2018 ha carattere provvisorio per i suddetti comparti ed aree, nonché per l’individuazione delle Confederazioni sindacali rappresentative ai sensi dell’art. 43, comma 4, del d.lgs. n. 165 del 2001. L’accertamento definitivo sarà effettuato a seguito della verifica degli eventuali mutamenti associativi posti in essere dalle OO.SS. che si avvarranno delle citate facoltà di cui agli articoli 9 e 11 del CCNQ  13 luglio 2016».

Ecco dunque i dati provvisori relativi al Compart-One:

Schermata 2016-07-19 alle 12.35.41Schermata 2016-07-19 alle 12.36.08

Schermata 2016-07-19 alle 12.36.29

E qui sotto i dati relativi all’ormai ex Comparto Afam 2013-2015:

Schermata 2016-07-18 alle 20.17.27

 

Attraverso un altro interessante documento Aran pubblicato il 1° luglio u.s. possiamo poi osservare in tema di retribuzioni (dato 2014):

Schermata 2016-07-18 alle 19.40.44

La tabella non tiene conto della distinzione tra docenti di prima e seconda fascia, con quel che ne consegue. Si osservi poi la posizione stipendiale del personale non dirigente (poco più di 2000 occupati) della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il quinto dei Quattro Comparti.

 

4+1=4

Con l’intesa siglata oggi presso l’ARAN viene confermata definitivamente e senza la firma di CGU-CISAL, come da pre-accordo del 5 aprile scorso,  la riduzione dei Comparti di Contrattazione da 11 a 4 e l’assorbimento dell’Afam nel compartone Istruzione e Ricerca, il tutto in ossequio alla c.d. Legge Brunetta. Questi dunque i nuovi comparti:

Funzioni centrali (circa 247.000 occupati),

Funzioni locali (457.000),

Istruzione e ricerca (1.111.000, che comprendono gli attuali comparti Scuola, Accademie e Conservatori, personale non-docente delle Università, Enti pubblici di ricerca, Enti di cui all’art. 70 del d.lgs. n. 165/2001),

Sanità (531.000).

Più uno, però, che con poco oltre i 2000 dipendenti rimarrà a sé stante: la Presidenza del Consiglio dei Ministri (circa i privilegi contrattuali di quel comparto si ricorda l’articolo di Sergio Rizzo Eldorado Palazzo Chigi: i dipendenti sono il doppio di quelli di Downing Street sul «Corriere della Sera» del 19.05.2011, o quello più recente di Gian Antonio Stella sullo stesso quotidiano).

Qui il testo del CCNQ.

 

Entro gennaio le deleghe

Il sottosegretario Faraone, nel presentare il resoconto sulle prove Invalsi, ha confermato che entro il mese di gennaio il governo metterà in atto le deleghe previste dalla Legge 107 (che del resto la stessa Legge 107 prevedeva venissero attuate entro 18 mesi).

Anzitutto si tratta di redigere un nuovo testo unico, che riunisca le disposizioni del D.L.vo 297/94 e di altri fonti normative in materia d’istruzione; si devono organizzare le leggi in materia d’istruzione per materie omogenee, sulla base del contenuto precettivo di ciascuna di esse; si deve integrare e modificare il dettato normativo per adeguarlo al quadro giuridico nazionale e dell’UE (una delega pressoché in bianco) e renderlo logico, coerente e sistematico; si devono infine indicare esplicitamente le leggi abrogate.

Un aspetto questo che potrebbe avere qualche piccola ricaduta anche sull’Afam, poiché in quel Testo Unico permangono articoli o brandelli di articoli (come il 248 a proposito degli ex-accompagnatori al pianoforte) la cui vigenza è rivendicata da alcuni e da altri  contestata anche alla luce della successiva Legge 508 e delle successive tornate contrattuali dell’ormai ex Comparto Afam.

Tra le deleghe che potrebbero riguardare sia pure in modo indiretto anche l’Afam  (soprattutto alla luce delle ventilate ipotesi di “riassetto del sistema” e del tema della formazione pre-accademica), deleghe cui il Ministro Giannini ha fatto più volte cenno in maniera non molto chiara nei suoi recenti interventi in Senato a proposito di Afam, ricordiamo (art.1, comma 181, punto g):

PROMOZIONE E DIFFUSIONE DELLA CULTURA UMANISTICA, VALORIZZAZIONE DEL PATRIMONIO E DELLA PRODUZIONE CULTURALE, MUSICALE, TEATRALE, COREUTICA E CINEMATOGRAFICA E SOSTEGNO ALLA CREATIVITA’ CONNESSA ALLA SFERA ESTETICA

La delega, ai fini di cui sopra, prevede di: potenziare la formazione nel settore delle arti nel curricolo delle scuole di ogni ordine e grado, compresa la prima infanzia, nonche’ realizzare un sistema formativo della professionalita’degli educatori e dei docenti in possesso di specifiche abilitazioni e di specifiche competenze artistico-musicali e didattico-metodologiche; potenziare l’offerta formativa extrascolastica negli ambiti artistico, musicale, coreutico e teatrale anche in funzione dell’educazione permanente; potenziare e riequilibrare la presenza di scuole secondarie di I grado ad indirizzo musicale, aggiornare l’offerta formativa anche ad altri settori artistici nella scuola secondaria di I grado e avviare poli, nel primo ciclo di istruzione, a orientamento artistico e performativo; rafforzare la presenza delle arti nel secondo ciclo di istruzione; potenziare i licei musicali, coreutici e artistici promuovendo progettualita’ e scambi con gli altri Paesi europei; armonizzare i percorsi formativi di tutta la filiera del settore artistico-musicale, con particolare attenzione al percorso pre-accademico dei giovani talenti musicali, anche ai fini dell’accesso all’alta formazione artistica, musicale e coreutica e all’universita’; incentivare le sinergie tra i linguaggi artistici e le nuove tecnologie valorizzando le esperienze di ricerca e innovazione; supportare scambi e collaborazioni artistico-musicali tra le diverse istituzioni formative sia italiane che straniere, finalizzati anche alla valorizzazione di giovani talenti; promuovere l’unitarietà degli obiettivi nell’attivita’ dei soggetti preposti alla promozione della cultura italiana all’estero.

Statizzazioni: prima le Accademie

Il Ministro Giannini ha annunciato nei giorni scorsi che ben prima della conclusione dell’iter del DDL di statizzazione degli Istituti Musicali ex-pareggiati, per cui vanno comunque trovati circa 38 milioni di risorse “fresche”, è già a buon punto il processo di statizzazione di almeno due delle cinque Accademie di Belle Arti “storiche”, quella di Genova e quella di Perugia (le uniche due che ne avrebbero fatto richiesta).

Questo perché il Governo ha ritenuto di seguire nei riguardi delle Accademie non statali una strada diversa rispetto a quella seguita per gli ex-pareggiati : dapprima, recependo un emendamento dei deputati Carocci, Giulietti, Sereni e Ascani, ha inserito in Legge di Stabilità (28.12.2015, n.208) un comma (il 358 dell’art.1) che incrementa di 4 milioni di euro a partire dal 2016 lo stanziamento (prima era 1 milione) a favore delle Accademie non statali, poi il 20 giugno scorso ha firmato un decreto che stabilisce la ripartizione di questi denari: 1.500.000 suddivisi tra le cinque Istituzioni in base a determinati criteri proporzionali, 2.5oo.000 invece vincolati «alla sottoscrizione di appositi accordi di programma con il Ministero e gli enti territoriali interessati finalizzati a individuare, nelle more dell’adozione dei regolamenti ai sensi dell’art. 2, comma 7, lett. d) e g) e comma 8, lett. e) della L. n. 508/1999, un percorso preordinato all’avvio di una graduale statizzazione delle Istituzioni».

Tali accordi saranno vincolati al rispetto di questi principi:

  • a) Assenza di situazioni debitorie o di criticità finanziarie delle Istituzioni proponenti da cui possano derivare  oneri a carico dello Stato ulteriori rispetto a quelli attualmente previsti.
  • b) Durata triennale e comunque condizionata all’approvazione dei citati regolamenti di cui alla L. n. 508/1999, con possibilità del Ministero di prevedere un impegno finanziario costante nel triennio, compatibilmente con le risorse effettivamente disponibili a valere sui relativi esercizi finanziari.
  • c) Impegno da parte delle Istituzioni a presentare una programmazione triennale della loro attività con individuati i costi e le fonti di finanziamento, con aggiornamento annuale di tale programmazione e conseguente monitoraggio dei risultati conseguiti.
  • d) Utilizzo delle risorse assegnate dal Ministero esclusivamente per le spese del personale  assunto secondo le  disposizioni  del contratto collettivo  nazionale  di  lavoro  del  comparto  dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica.
  • e) Impegno degli enti territoriali coinvolti ad assicurare con proprie risorse il funzionamento dell’Istituzione  anche successivamente all’eventuale statizzazione.
  • f) Eventuale coinvolgimento di Accademie e Conservatori statali in processi federativi o di fusione con l’Istituzione.

Il regolamento sul reclutamento sarebbe dovuto uscire entro il 31 luglio. Di che anno?

Parola di Ministro (verba manent): entro il 31 luglio sarà pubblicato il Regolamento sul reclutamento nelle Istituzioni Afam.

 

Come annunciato dal Ministro il 21 giugno nel corso del seguito della sua audizione in Senato, «è pronta una bozza che dobbiamo solo congedare nella scrittura definitiva, ma che è ampiamente condivisa. Vi si prevede un  conferimento di responsabilità e di autonomia programmatica alle diverse sedi. Non ci sarà dunque un’ ASN, o una procedura nazionale che, a detta della Commissione composta da esperti Afam e rappresentanti di vari enti, complicherebbe le cose».

Ricordiamo quanto scritto dal Ministro in risposta al quesito della senatrice Idem:

«Ritengo da sempre che il modello di reclutamento degli ISIA costituisca una interessante best practice per l’AFAM, nonostante alcune questioni rimaste aperte sulla contrattualistica. Di tale modello intendo comunque tener conto nella prevista riforma del reclutamento [ricordiamo che negli ISIA operano 9 docenti di ruolo e 227 a contratto…]»

 

 

Scuola (Afam?), ora spunta l’aptocrazia

Dopo aver contribuito alla raccolta di oltre 2.000.000 di firme per l’abrogazione dei contestati commi della Legge 107/2015 a proposito della chiamata diretta dei docenti da parte dei presidi, alcuni sindacati ci ripensano. I referendum erano stati promossi dal Comitato Referendario Scuola Pubblica con l’appoggio di Flc-Cgil, Cobas, Gilda, Unicobas, Sgb e Cub, studenti (Uds, Link) e associazioni (Lip scuola, Retescuole), tra gli altri.

Il sito del comitato promotore www.referendumscuola.org spiega così il secondo quesito:

se vince il SI il dirigente scolastico non potrà più, a sua discrezione, scegliere e confermare o mandar via dopo tre anni i docenti. L’assegnazione dei docenti alle scuole avverrà con criteri oggettivi e senza il ricatto della scadenza, eliminando il rischio di gestione clientelare (in Italia…..poi) delle assegnazioni, e di limitazione della libertà d’insegnamento: il preside non potrà condizionare l’autonomia professionale dei docenti.

Ora però in data 6 luglio un accordo Miur-sindacati (CGIL, CISL, UIL e SNALS) sembra segnare una improvvisa giravolta sindacale. Quella cosa orrenda contro cui erano state raccolte tutte quelle firme sarà risolta così (fonte: comunicato stampa sindacale congiunto):

  • trasparenza della procedura
  • oggettività dei requisiti considerati funzionali all’attuazione dell’offerta formativa
  • garanzia di requisiti definiti su una tabella titoli individuata a livello nazionale senza alcuna discrezionalità della procedura.

In sostanza, spiega Corrado Zunino su «la Repubblica», «l’insegnante di Lettere e Storia primo nelle graduatorie d’istituto nella sua classe di concorso non andrà più all’Ufficio scolastico regionale dove sceglierà la scuola libera che più gli aggrada. No, dal 18 luglio – e i sindacati, tra cento contorsioni, alla fine hanno detto “sì” – sarà la scuola, ogni singola scuola, a scegliere il prof, il maestro. Come? Chiederà, ispirandosi al proprio progetto formativo, che il docente risponda a quattro criteri – quattro – sui venti-trenta che il ministero definirà nei prossimi giorni.
Per esemplificare. Dal prossimo 18 luglio – questa nuova operazione dovrà farsi tra il 18 luglio e il 15 settembre 2016 – il dirigente di un istituto scolastico del centro di Roma potrà decidere che alla sua scuola serve un insegnante con alte certificazioni in inglese, che abbia esperienze di Clil (lezioni solo in lingua), preparazione informatica e almeno cinque anni trascorsi con ragazzi disagiati. Chi avrà queste quattro caratteristiche, sarà assunto. Se nessuno le possiederà tutte e quattro, si assumerà chi ne potrà vantare almeno tre. Se ci saranno due docenti con quattro caratteristiche entrerà, a questo punto sì, quello con maggiore punteggio».

Attendiamo dunque che il Miur definisca quei venti criteri  che renderanno la scelta da parte delle scuole “oggettiva” e inappellabile. Ci chiediamo che chances possa avere un pur preparatissimo professore di latino che non abbia tradotto lo Pseudo-Galeno latino, non abbia esperienze in Clil (lezioni solo in latino), non abbia tenuto conferenze il giovedì su De reditu suo e non abbia mai portato i ragazzi in gita a Leptis Magna.  Del resto, a quanto riportato da diversi organi di stampa, dal Miur si dice: «Non recluteremo sempre l’insegnante migliore per ogni istituto, ma sicuramente quello più adatto». Meglio somaro che in-adatto, dunque.

Chissà che questa soluzione, che vorrebbe individuare ancora una volta un “algoritmo di oggettività arbitraria” non riguardi presto, come molti auspicano, anche l’Afam, che il 13 luglio entrerà ufficialmente nel nuovo compartone con la sottoscrizione definitiva da parte dei sindacati del relativo CCNQ.

Guardando più a fondo

Per facilitare la lettura del testo, ecco i punti principali (assai ripetitivi in realtà, e piuttosto tautologici) delle risposte scritte del Ministro ai quesiti  dei senatori della VII Commissione.

RIORDINO

…individuare anche in Italia, come già avvenuto in Francia, centri di eccellenza per il completamento e il perfezionamento degli studi. Ma questo non vuol dire assolutamente individuare Conservatori di serie A e di serie di B. Un Conservatorio, infatti, potrebbe essere particolarmente apprezzato per la valenza di un percorso di alta specializzazione relativamente ad un determinato strumento o progetto didattico; e questo può dipendere dalle professionalità che operano nell’istituto o dalla particolare tradizione che lega lo studio della disciplina stessa al territorio.È necessario riconoscere e dare rilevanza a queste peculiarità. In tal senso si sta ragionando anche sull’opportunità di una nuova gestione degli attuali Conservatori in un ambito di riorganizzazione territoriale che, tenendo conto di tutte le strutture già esistenti, statali ed ex IMP, possa autonomamente razionalizzare l’offerta formativa nell’ambito di una nuova macro-struttura.

Come già anticipato, stiamo valutando, per far fronte a delle oggettive esigenze del sistema AFAM, quali siano gli strumenti più idonei, normativi e non. Tra questi, ribadisco, stiamo considerando anche i regolamenti ex legge n. 508. In tal caso, i tempi di realizzazione della delega dovranno essere rapidi proprio per far fronte ad un’esigenza sentita dall’intero sistema AFAM e dal Ministero stesso. Un progetto compiuto, che vada al di là del solo problema della stabilizzazione del precariato, che pure esiste, necessita a questo punto dello sviluppo del sistema AFAM partendo da una riflessione sull’esperienza fatta e da una razionalizzazione dell’esistente per poter competere davvero sul piano internazionale. La riorganizzazione vuol dire valorizzazione di quanto esiste. Il sistema attuale è eccessivamente frammentato, ci sono istituzioni dalle dimensioni troppo piccole per poter resistere e competere da sole in autonomia. È necessario riunire sotto il profilo della governance le attuali strutture per gestire la programmazione dell’offerta formativa nel territorio in modo razionale.

RECLUTAMENTO, PRECARIATO E STATO GIURIDICO

Ritengo da sempre che il modello di reclutamento degli ISIA costituisca una interessante best practice per l’AFAM, nonostante alcune questioni rimaste aperte sulla contrattualistica. Di tale modello intendo comunque tener conto nella prevista riforma del reclutamento [ricordiamo che negli ISIA operano 9 docenti di ruolo e 227 a contratto…]

Nell’ambito del regolamento sul reclutamento del personale potrebbe trovare anche spazio un regime transitorio per completare il quadro delle assunzioni in ruolo rimaste di cui alla l. n.143 del ‘04 e delle graduatorie GNE (graduatorie nazionali ad esaurimento) e GET (quelle per titoli ed esami), che, complessivamente, riguardano circa 800 persone.

[Riguardo alla 128] Nel disciplinare le nuove procedure di reclutamento si terrebbe certamente conto dei titoli posseduti dai candidati, tra cui la presenza in graduatorie nazionali, valorizzando altresì le esperienze di docenza già maturate e assicurando nel contempo una adeguata valutazione delle esperienze professionali extra accademiche e internazionali.

Si deve tener presente che il Ministero ha provveduto alla immissione in ruolo di 167 unità di docenti nell’anno academico 2014/15 e si appresta a chiedere l’autorizzazione per l’assunzione di altre 160 unità circa per gli anni accademici 2015/16 e 2016/17.

Il supposto conflitto tra precari dei Conservatori statali e professori dei pareggiati non mi pare trovi riscontro nei fatti e comunque raffronta problematiche e situazioni separate.

No. [La decontrattualizzazione dei docenti AFAM] non è stata contemplata. Attualmente, lo stato giuridico (e le caratteristiche, nonché le procedure per il reclutamento) dei professori universitari e dei docenti AFAM è profondamento diverso, in quanto il primo è a regime pubblicistico e il secondo a regime contrattuale.

PRE-ACCADEMICI E SISTEMA SCOLASTICO

Coerentemente al ruolo relativo alla formazione permanente e ricorrente attribuita dal regolamento didattico di cui al D.P.R. 8 luglio 2005, n. 212, i Conservatori dovranno sicuramente curare la preparazione artistico-musicale conclusiva della formazione di base professionalizzante, anche mediante forme di collaborazione con i licei musicali territoriali per riconoscere agli studenti particolarmente indirizzati verso studi musicali specialistici la possibilità di sviluppare le proprie competenze attraverso un approfondimento degli studi presso i Conservatori.

Saranno fondamentali forme di collaborazione “strutturata” tra sistema istruzione e Istituzioni AFAM. I lavori sull’attuazione del principio di delega si stanno muovendo proprio in questa direzione.

GOVERNANCE 

Rispetto a questo tema, ossia quello delle figure di governo del sistema AFAM, una scelta orientata verso la costituzione di strutture di dimensioni più consistenti (attuali conservatori ed ex-IMP raggruppati su base territoriale o Politecnici delle arti ove possibile) permetterebbe di assicurare al sistema una “Governance” assimilabile a quella dell’università, che sarebbe altrimenti difficile da configurare per istituzioni di piccole dimensioni. Su tali basi, si può pensare ad un Direttore/Presidente, ad un Direttore Amministrativo sul modello del Direttore Generale dell’università, ad un Consiglio di amministrazione ed ad un organo didattico con le competenze del Consiglio Accademico.

Il vertice delle Istituzioni potrebbe essere elettivo, scelto tra i professori di prima fascia. Il Consiglio di amministrazione dovrebbe essere composto anche da personalità esterne alle Istituzioni, certamente dotate di esperienza nel campo gestionale. Dovrebbe altresì rimanere il Consiglio accademico, quale organo di rappresentanza elettiva del corpo docente e degli studenti.

La disposizione di cui al comma 27 dell’articolo unico della legge 107, come noto, ha carattere transitorio, per cui sarà certamente necessario valutare la ricostituzione del CNAM.