Altra posta

Seduta del 19 ottobre:

Il PRESIDENTE comunica che il Gruppo Movimento 5 Stelle ha chiesto di posticipare a venerdì 21 ottobre alle ore 10, il termine per la presentazione degli emendamenti al testo unificato adottato quale testo base. Anche il Gruppo Partito Democratico ha avanzato una richiesta di posticipazione di tale termine.

 

La senatrice MONTEVECCHI (M5S), nel precisare che non sono disponibili documenti di approfondimento sul testo unificato da parte dei Servizi di documentazione, chiede una ulteriore posticipazione del termine a lunedì 24 ottobre, in modo che possa essere compiuto un lavoro adeguato. Fa presente peraltro che domani i commissari saranno impegnati in Assemblea su provvedimenti di competenza tanto la mattina quanto il pomeriggio, essendoci il question time con il ministro Giannini. Afferma del resto che tale slittamento non compromette la rapidità dell’iter ma consente una modalità di esame più consona all’importanza del tema.

 

Il PRESIDENTE precisa di essersi confrontato preliminarmente con il relatore sulla proposta di spostamento del termine a venerdì 21 ottobre, alle ore 10 acquisendo un orientamento favorevole. In assenza del relatore, non ritiene dunque corretto individuare ora un’ulteriore data, ma si dichiara disponibile a prorogare l’orario alle ore 18, fermo restando che sarà valutata l’acquisizione dei documenti di approfondimento necessari.

 

La senatrice MONTEVECCHI (M5S) ribadisce che il testo unificato reca una vera e propria riforma dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), attesa da oltre due anni e precisa di aver più volte chiesto al Governo lo stato di attuazione del cosiddetto “cantiere AFAM”. Rinnova pertanto la richiesta di un rinvio a lunedì, data l’importanza della materia e considerati gli impegni di Assemblea previsti per domani.

 

Il PRESIDENTE conferma l’intenzione di posticipare tutt’al più a venerdì 21 ottobre, alle ore 18, detto termine, tenuto conto che il relatore non è informato di tale ulteriore richiesta. Assicura comunque che sarà dato dagli Uffici il supporto necessario, e che potrà essere presa in considerazione la proposta della senatrice Montevecchi qualora fosse necessario un supplemento di documentazione. Segnala infine che il rinvio del termine significa nei fatti anche far slittare la trasmissione delle proposte emendative alle Commissioni consultate.

 

La senatrice BLUNDO (M5S) fa notare che i giorni del fine settimana non vengono utilizzati dagli Uffici per l’esame degli emendamenti ma potrebbero essere utili per i senatori per svolgere i dovuti approfondimenti, tanto più che il testo risulta poco chiaro su molti aspetti.

 

Il PRESIDENTE precisa anzitutto che gli Uffici si organizzano in base al carico di lavoro richiesto, prevedendo anche eventuali estensioni orarie o in giorni festivi qualora l’attività lo renda necessario. Nel riservarsi di compiere comunque una verifica domani con il relatore sulla possibilità di un rinvio a lunedì, per ragioni di cortesia istituzionale, ribadisce la propria proposta di posticipare a venerdì 21 ottobre, alle ore 18, il termine per la presentazione degli emendamenti al testo unificato.

Conviene la Commissione.

Trasmissione documentazioni a VII Commissione Senato da:
Associazione nazionale comuni italiani (ANCI), 
Accademia di belle Arti di Brera, Federazione lavoratori della conoscenza FLC CGIL,
Federazione università CISL e UILRUA ricerca università AFAM,
Unione province d’Italia (UPI)

Slide

Quel che segue in forma piuttosto disordinata è frutto esclusivamente di considerazioni personali.

Dopo anni di attesa pare finalmente sia pronta (lo era, così il Ministro, anche il 21 giugno scorso) la bozza di regolamento sul reclutamento. Preannunciata da rumors e presunte anticipazioni non ufficiali, che paventavano una procedura concorsuale nazionale per tutti i nuovi aspiranti all’insegnamento (di qui la recente mozione delle Conferenza dei Direttori, di qui molte delle cose che sono state dette nell’incontro di Rovigo del 19 settembre), la bozza è ancora del tutto sconosciuta quantomeno a chi scrive; è stata però presentata recentemente attraverso il più agevole linguaggio visivo delle slides (for dummies?) nel recente incontro del 27 u.s. con i sindacati.

E qui un colpo di scena: accanto a assai positive novità per i colleghi precari della graduatoria 128, che ci auguriamo risolvano al più presto la loro situazione, quelle slides racconterebbero di una modalità di reclutamento del tutto diversa da quella delineata dai rumors. Niente concorso nazionale, niente abilitazione nazionale (come del resto aveva già anticipato prima dell’estate il Ministro), ma piuttosto concorsi locali: al di là del meccanismo specifico, tutto da chiarire, si tratta di un punto di vista totalmente nuovo che a rigor di logica andrà a toccare ad esempio pure i meccanismi dei trasferimenti e magari in futuro, perché no?, forse anche la stessa attribuzione dei compiti didattici, oggi vincolata in qualche modo al rispetto dell’inquadramento professionale nei Settori Artistico Disciplinari.

Va ricordato come il concorso locale, introdotto per l’Università con la Legge 210 del 1998 (c.d. Legge Berlinguer) dopo quasi un ventennio di concorsi nazionali (a partire dal DPR 382 del 1980 nel ventennio 1980-2000 si tennero tre tornate nazionali per gli ordinari e tre per gli associati, con circa 16.500 docenti assunti), e poi a lungo accusato di favorire eccessi localistici e di garantire una facile vittoria al candidato interno alla facoltà, sia stato modificato attraverso la Legge 240 del 2010 (c.d. Legge Gelmini) con il vincolo del conseguimento di un’abilitazione scientifica nazionale (ASN) come premessa necessaria per la partecipazione ai concorsi locali per posti di ruolo di professore di prima e seconda fascia. Va poi detto che pure il meccanismo così introdotto (c.d. Legge Gelmini) è oggi più che mai sottoposto a dure critiche: l’ASN bibliometrica, di fatto affidata all’ANVUR, ha creato, tra “mediane” e altre bizzarre mensuralità, situazioni a dir poco discutibili, né pare sia servita a disinnescare contenziosi o comportamenti opportunistici delle sedi, come le recenti esternazioni di Raffaele Cantone parrebbero confermare.

Ora però il nuovissimo modello che il Ministero avrebbe in mente per l’Afam sarebbe, stando alle slides e a chi ha avuto il piacere di vederle, proprio il modello che la Legge Gelmini tentò, con esiti certo assai discutibili, di correggere sei anni or sono: un modello un po’ vecchiotto, che ben prima della comparsa di quella Legge era stato duramente attaccato da un’affilata pamphlettistica sbocciata e poi fiorita copiosa proprio all’interno delle Università.

Due le possibilità, allora: o il Ministero ritiene l’Afam un sistema assai più maturo di quello universitario, e dunque assai più capace di generare anticorpi contro nepotismi e clientele, oppure lo reputa sostanzialmente insignificante, poiché del tutto legato a saperi “di serie B”, a pseudo-saperi irrimediabilmente marchiati dallo stigma della soggettività.

Del resto sappiamo bene come il Ministro abbia affermato che la best practice per l’Afam sarebbe il “modello ISIA” (contratti e nessun docente di ruolo), e come riguardo all’Università abbia detto in un’intervista di due anni fa a «L’Espresso», che «i concorsi locali vanno aboliti tout court. Ogni università deve poter assumere i docenti che vuole. Chi assumerà parenti e ricercatori incapaci lo farà a proprio rischio e pericolo: gli atenei che produrranno poco subiranno ripercussioni economiche, gli taglieremo i fondi». Avrà nel frattempo cambiato idea?

Forse no, perché anche l’on. Puglisi, responsabile Università del PD, si è mossa recentemente su questo stesso registro: «Il decreto Natta [per l’assunzione attraverso una sorta di “chiamata diretta” di 500 super professori] sarà una sperimentazione per la selezione dei docenti universitari. Potrebbe rivelarsi un procedimento da estendere a tutti i docenti universitari, non solo alle supercattedre», ha dichiarato al «Messaggero» del 25 settembre scorso.

Questa mi pare a grandi linee la situazione attuale. Complicata dall’urgente necessità di risolvere il problema del precariato da un lato, e dall’altro dalla costante rincorsa a procedure, come quelle del reclutamento, che facciano apparire l’Afam almeno “un po’ più Università”. Le equazioni concorso nazionale=scuola, concorso di sede/chiamata diretta/cooptazione=Università sono ormai ben consolidate nel modo di pensare di molti di noi. Degli stessi, peraltro, che da anni lamentano di aver subito qua e là in giro per l’Italia le più svariate e arbitrarie iniquità nella valutazione dei loro titoli artistici da parte di commissioni diverse.

Ecco dunque che cosa sembra alimentare, per ora attraverso il silenzio-assenso che mi pare abbia accolto la bozza-slide, una certa fiducia nel concorso di sede da parte di molti di noi: la serena e inamovibile certezza di valere. «Io valgo» deve ripetersi tutti i giorni il musicista, e la sua iità finisce per scansare dalla visuale ciò che, attraverso l’insegnamento della storia d’Italia e della storia del reclutamento nei Conservatori, non sarebbe poi tanto difficile immaginare.

Ma perché poi temere questi benedetti concorsi di sede? Saranno il mercato e un’attenta valutazione della valutazione, a “promuovere” o “bocciare” (magari fino alla sua estinzione) l’istituzione. Le recenti parole del Ministro Calenda a Cernobbio son lì a ribadirlo. Poco importa che tale valutazione di secondo grado possa rivelarsi davvero assai vaga e inafferrabile perfino per gli espertissimi valutatori dell’ANVUR: a onor del vero, per valutare appieno la scelta effettuata, e non solo il candidato prescelto, si dovrebbe infatti comparare il lavoro svolto da chi è stato scelto con quello che avrebbero svolto quanti non lo sono stati. Dice: ma si fa così in tutto il mondo. E’ vero, e poco importa, evidentemente, che spesso titolatissimi musicisti italiani non riescano nemmeno a ottenere un’interview per concorsi di sede presso un’accademia straniera (il genius loci non abita solo il Belpaese), o che, quando la ottengano, venga loro chiesto «Bene, ma quanti allievi ci porta?».

Attraverso la leva dell’autonomia, introdotta in ambito universitario nel 1989 con la Legge Ruberti, guarda caso nel momento di massima espansione di un sistema che da elitario era ormai divenuto di massa, lo Stato mette in scena una rappresentazione, la cui impostura è evidente: fa credere di voler donare qualcosa di prezioso (l’autonomia o suoi brandelli) con l’unico scopo di disimpegnarsi dalle spese di mantenimento di un sistema ritenuto poco “produttivo”.
L’impressione è che anche riguardo al reclutamento lo Stato abbia issato definitivamente bandiera bianca: sembrerebbe non voler più nemmeno tentare di garantire un “sistema” diffuso di alta qualità, perché ciò ha un costo decisamente elevato. Molto meglio affidarsi ai ranking e ai like. Molto meglio “valutare” piuttosto che selezionare. Molto meglio rinunciare al superlativo assoluto (costoso, perché richiede investimenti su larga scala e grande attenzione nel reclutamento) e accontentarsi del più economico e meno impegnativo comparativo. «Questo è meglio di quello» è meglio di «Questo è ottimo».

Ormai quasi un anno fa, rispondendo a un’interrogazione dell’on. Marzana la sottosegretaria D’Onghia dichiarava che «il tema del nuovo reclutamento nel settore AFAM è strettamente collegato ad almeno altre due questioni rilevanti; l’assetto istituzionale e di governance delle istituzioni ed il riordino dell’offerta formativa. Si tratta quindi di un problema che va affrontato tenendo presente tutti questi aspetti congiuntamente».
Certo, allora la sottosegretaria cercava di guadagnare altro tempo, spostando il tema del reclutamento, e della 128, sul piano della sua interazione con gli altri mille piani pensabili, e dunque verso l’Indefinito. Ma forse non aveva davvero tutti i torti: si può concepire una procedura di reclutamento senza definire a che tipo di scuola quel reclutamento sia indirizzato? Senza parlare congiuntamente di “riordino” territoriale o di corsi di secondo e terzo livello?

 

Entro quaranta giorni (fa) uscirà il Regolamento sul reclutamento!

Parola di Ministro (verba manent): entro il 31 luglio scorso sarà pubblicato il Regolamento sul reclutamento nelle Istituzioni Afam.

Come annunciato dal Ministro il 21 giugno nel corso del seguito della sua audizione in Senato, «è pronta una bozza che dobbiamo solo congedare nella scrittura definitiva, ma che è ampiamente condivisa. Vi si prevede un  conferimento di responsabilità e di autonomia programmatica alle diverse sedi. Non ci sarà dunque un’ ASN, o una procedura nazionale che, a detta della Commissione composta da esperti Afam e rappresentanti di vari enti, complicherebbe le cose».

Ricordiamo quanto scritto dal Ministro in risposta al quesito della senatrice Idem:

«Ritengo da sempre che il modello di reclutamento degli ISIA costituisca una interessante best practice per l’AFAM, nonostante alcune questioni rimaste aperte sulla contrattualistica. Di tale modello intendo comunque tener conto nella prevista riforma del reclutamento [ricordiamo che negli ISIA operano 9 docenti di ruolo e 227 a contratto…]»

Ormai della questione si occupa perfino l’Economist nel numero in edicola…

 

Quantificare la qualità: un libro e una tavola rotonda

Il prossimo 1° ottobre si terrà a Cremona presso la sala Guarneri del Gesù, nell’ambito di Cremona Mondo Musica, la tavola rotonda «Qualità, valutazione e insegnamento musicale».

Intervengono:

Conduce: Ettore Borri

Alle 16.30 poi, sempre in Sala Guarneri del Gesù, presentazione del volume Qualità e valutazione per i conservatori di musica, prodotto dal Conservatorio «G. Verdi» di Milano e curato dalla Commissione per la Qualità della Didattica e della Ricerca (Ettore BorriBeatrice CampodonicoMuzio GolaAnelide Nascimbene e Luisa Ribolzi).
Si tratta del primo contributo italiano sull’argomento derivato dai due Convegni internazionali promossi dalla Commissione sopracitata presso il Conservatorio di Milano.

 

Trapani: Festival Scontrino dal 29 agosto al 12 settembre

La seconda edizione del Festival Scontrino si svolgerà tra il 29 agosto e il 12 settembre 2016, proponendo masterclass, seminari, workshop e concerti tenute dai docenti del Conservatorio e prestigiose personalità del panorama internazionale.
Le iscrizioni alle attività formative sono gratuite e aperte a studenti interni e esterni al conservatorio.

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Caratura inadeguata: un’interrogazione (senza anestesia) del senatore Marinello

In merito alla recentissima nomina di Gandolfo Librizzi a Presidente del Conservatorio di Palermo, il senatore Giuseppe Francesco Maria Marinello (Area Popolare – NCD UDC), odontoiatra di Sciacca (è stato tesoriere dell’Associazione Nazionale Dentisti Italiani), ha presentato il 27 luglio scorso l’interrogazione  4-06194 in cui domanda:

«quali siano le peculiari capacità che hanno portato alla scelta del dottor Gandolfo Librizzi, la cui nomina a presidente del conservatorio di musica “Vincenzo Bellini” di Palermo risulta all’interrogante totalmente inadeguata; se il Ministro in indirizzo ritenga che fosse opportuno nominare una figura di maggior profilo e di adeguata caratura accademica, anche in considerazione della tradizione e della storia del conservatorio di musica “Vincenzo Bellini” di Palermo, tanto più che si dovrebbe garantire un’internazionalizzazione ed una valorizzazione dell’istituto musicale, nell’ottica di un’esaltazione delle eccellenze territoriali che dovrebbe animare l’azione politica degli esponenti siciliani e, in particolar modo, degli esponenti governativi, tra cui il sottosegretario Faraone».

Un’interrogazione che se nella prima parte mette in luce la «lunga serie di posizioni gravitanti intorno ai ruoli politici della Regione Siciliana» ricoperte da Librizzi, definito da Marinello «una figura che non ha mai vissuto per la politica, ma di politica», nella seconda rivendica per il ruolo di Presidente del Conservatorio di Palermo «un’adeguata caratura accademica».

E sul suo blog il senatore Marinello segnala la sua interrogazione intitolandola così: Il Conservatorio «Vincenzo Bellini» e la carriera politica di un laureato in lettere. Che evidentemente per lui non è un gran complimento.

Escursione in terre nuove: dalla Direzione regionale PD al Conservatorio

Dal 23 marzo 2014 è stato componente dell’Assemblea Regionale del Partito Democratico e membro della Direzione regionale, e  attualmente è Capo di Gabinetto Vicario dell’Assessorato all’Economia della Regione Sicilia. Dal mese di novembre 2008 al mese di novembre 2012 collaboratore parlamentare dell’On. Davide Faraone presso l’Assemblea Regionale Siciliana, Gandolfo Librizzi è stato scelto dal Ministro Giannini come Presidente del Conservatorio di Musica di Palermo.

Il politico siciliano, autore di romanzi (La mia anima, la mia terra, 2002 e A schiena dritta, 2008), è inoltre Direttore della Fondazione «G.A.Borgese», e allo scrittore siciliano ha dedicato diversi saggi, come No, io non giuro. Il rifiuto di G.A. Borgese, una storia antifascista, Palermo Navarra editore 2013; Il viaggio della liberazione tra paesaggi della natura e dell’anima, in A.A.V.V., Tempesta nel nulla,  Palermo, Navarra editore 2013 (pp.83-119).

Dal Compartone

Ora che siamo finiti tutti nel Compart-One (il primo per numero di occupati) l’Aran pubblica un provvisorio Accertamento della rappresentatività 2016-2018, premettendo che «l’articolo 9 del CCNQ per la definizione dei comparti di contrattazione e delle relative aree dirigenziali sottoscritto il 13 luglio 2016 prevede che, entro trenta giorni dalla firma dello stesso, le Organizzazioni sindacali del Comparto Funzioni Centrali, del Comparto Istruzione e ricerca, dell’Area Funzioni centrali e dell’Area Istruzione e ricerca possono dare vita a nuove aggregazioni associative cui imputare le deleghe delle quali risultino titolari, purché il nuovo soggetto succeda effettivamente nella titolarità delle deleghe che ad esso vengono imputate. Inoltre, l’art. 11 del medesimo contratto consente alle organizzazioni sindacali che si avvalgano della suddetta facoltà di modificare la Confederazione di riferimento. Pertanto, il presente accertamento della rappresentatività relativo al triennio 2016-2018 ha carattere provvisorio per i suddetti comparti ed aree, nonché per l’individuazione delle Confederazioni sindacali rappresentative ai sensi dell’art. 43, comma 4, del d.lgs. n. 165 del 2001. L’accertamento definitivo sarà effettuato a seguito della verifica degli eventuali mutamenti associativi posti in essere dalle OO.SS. che si avvarranno delle citate facoltà di cui agli articoli 9 e 11 del CCNQ  13 luglio 2016».

Ecco dunque i dati provvisori relativi al Compart-One:

Schermata 2016-07-19 alle 12.35.41Schermata 2016-07-19 alle 12.36.08

Schermata 2016-07-19 alle 12.36.29

E qui sotto i dati relativi all’ormai ex Comparto Afam 2013-2015:

Schermata 2016-07-18 alle 20.17.27

 

Attraverso un altro interessante documento Aran pubblicato il 1° luglio u.s. possiamo poi osservare in tema di retribuzioni (dato 2014):

Schermata 2016-07-18 alle 19.40.44

La tabella non tiene conto della distinzione tra docenti di prima e seconda fascia, con quel che ne consegue. Si osservi poi la posizione stipendiale del personale non dirigente (poco più di 2000 occupati) della Presidenza del Consiglio dei Ministri, il quinto dei Quattro Comparti.

 

La Buona Scuola è una scuola buona

In attesa della pubblicazione integrale della sentenza, la Corte Costituzionale ha emesso ieri un comunicato stampa in cui pur stabilendo «l’illegittimità costituzionale della normativa che disciplina le supplenze del personale docente e del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (art. 4, commi 1 e 11 della legge 3 maggio 1999, n. 124) nella parte in cui autorizza, in violazione della normativa comunitaria, il rinnovo potenzialmente illimitato di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti», riconosce però  che per il personale docente «la normativa sulla “buona scuola” prevede la misura riparatoria del piano straordinario di assunzioni, mentre per quanto riguarda il personale amministrativo, tecnico ed ausiliario prevede, in mancanza di analoga procedura di assunzione, il risarcimento del danno».

Lena Gissi, della  Cisl Scuola dichiara che «se il piano straordinario di assunzioni della legge 107 viene definito ‘misura riparatoria’, bisogna dire chiaro e forte che quella presunta ‘riparazione’ non ha minimamente prodotto alcun effetto per le decine di migliaia di precari ignorati dal piano, docenti che da anni continuano a coprire con contratti a tempo determinato posti indispensabili per il normale funzionamento della scuola e per i quali proprio la norma della 107 sul divieto di reiterazione dei contratti incombe invece come una vera e propria spada di Damocle».

La FLC-CGIL, in un comunicato di Domenico Pantaleo, esprime soddisfazione per il fatto che «la denuncia della FLC CGIL sulla illegittimità della reiterazione dei contratti a tempo determinato di tutto il personale scolastico, dopo la pronuncia favorevole della Corte di Giustizia, abbia trovato accoglimento anche dinanzi alla Corte Costituzionale». Osserva però: «Rispetto agli effetti di tale pronuncia la Corte Costituzionale ritiene che una prima risposta per riparare a queste illegittimità sarebbe stata data dal varo del piano straordinario di immissioni in ruolo previsto dalla legge 107/2015. Dal comunicato della Consulta non si evince però quale potrà essere la sorte di quella parte del personale docente che, non rientrando nel piano straordinario di immissioni in ruolo e pertanto non avendo accesso alla stabilizzazione, resta in attesa di avere tutela, in base ai principi ed alle regole sanciti dalla Corte Europea nella sentenza Mascolo».

Qui alcuni articoli dal manifesto, dal Corriere della Sera e dal Fatto Quotidiano.