Comma 21, il grimaldello

A distanza di sei mesi dall’accordo Miur-Mibact del 22 dicembre scorso a proposito del riconoscimento dell’equipollenza, rispetto alla laurea, alla laurea magistrale e al diploma di specializzazione, dei titoli di studio rilasciati dalle scuole e istituzioni formative di rilevanza nazionale che operano nei settori audiovisivo e cinema, teatro, musica, danza e letteratura di competenza del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, alle quali si accede con il possesso del diploma di istruzione secondaria di secondo grado, ecco il testo integrale del Decreto Interministeriale 941, già vistato dalla Corte dei Conti, che prende le mosse dal comma 21 della legge n. 107 del 2015.

Licei Musicali: iscrizioni stabili (0,7% del totale)

Come risulta dal Focus Miur Le iscrizioni al primo anno delle scuole primarie, secondarie di primo e secondo grado del sistema educativo di istruzione e formazione pubblicato nello scorso mese di maggio, le iscrizioni al primo anno dei Licei Musicali sono pressoché in linea con le percentuali dello scorso anno: 0,7% per le sezioni musicali e 0,1% per quelle coreutiche rispetto al totale nazionale (Licei, Istituti Tecnici e Istituti Professionali), 1,6% se consideriamo solo i Licei (era l’1,5% nel 2015).

Al Sud le iscrizioni al primo anno sono più che doppie rispetto al Nord (2,4% contro 1,1%).

Gli accordi di Cagliari

Molto attivo il Conservatorio di Cagliari nello stringere accordi con istituzioni straniere:

tra il 10 e il 17 giugno il presidente Gianluca Floris sarà in Cina nel quadro di un accordo internazionale di scambio con le università di Haerbin e di Wuxi  che coinvolge le scuole di Canto, Pianoforte e Violino;

la direttrice del Conservatorio, Elisabetta Porrà,  firmerà poi nei prossimi giorni un accordo con la Facoltà di Musica dell’Università “Novia”, di Vaasa in Finlandia, grazie al quale gli studenti di entrambe le istituzioni potranno seguire un percorso di studi integrato, che prevederà la frequenza in entrambi gli istituti.

Sintesi del Convegno “La scuola media a indirizzo musicale nella filiera della formazione musicale”

Riceviamo e volentieri pubblichiamo una sintesi del Convegno svoltosi presso il Conservatorio Canepa di Sassari:

LA SCUOLA MEDIA A INDIRIZZO MUSICALE (SMIM) NELLA FILIERA DELLA FORMAZIONE MUSICALE

Convegno di studi. Sassari 13 maggio 2016. Sala “Pietro Sassu” del Conservatorio di Musica “Luigi Canepa”. Sassari

Quale futuro si prospetta per il sistema della formazione musicale nel nostro Paese, alla luce dell’attuale quadro normativo e, in particolare, delle possibilità offerte dalla Legge 107 del 2015? Quale sarà il ruolo delle scuole medie a indirizzo musicale nella “filiera formativa” del settore musicale a cui la Legge citata fa riferimento? Come armonizzare i percorsi di tale filiera? Sono questi gli interrogativi che il Conservatorio di musica “L. Canepa” di Sassari ha posto sul tavolo della discussione di un Convegno di studi, svoltosi lo scorso venerdì 13 maggio nella Sala Sassu della stessa Istituzione.

I lavori del Convegno hanno anzitutto delineato in breve l’attuale stato dell’arte della filiera formativo-musicale, considerandone i diversi segmenti – scuola media a indirizzo musicale, liceo musicale, sistema dell’alta formazione musicale – in relazione al sistema scolastico nazionale e agli avvicendamenti normativi che sono intercorsi dal 1999 a oggi. Avvicendamenti normativi che hanno riguardato la riforma del primo ciclo dell’istruzione (Indicazioni Nazionali del 2007 e 2012), il riordino dei Licei (DPR 89 del 2010), la Legge 107/2015, appunto, sulla cosiddetta “Buona scuola” e l’ancora pressoché inattuata riforma dell’alta formazione artistica e musicale (L. 508/99).

Alla luce di tale quadro normativo e della situazione in cui le SMIM operano nel territorio nazionale – caratterizzata da un’estrema difformità di approcci organizzativi e didattici nelle varie realtà locali – il Convegno ha quindi focalizzato l’attenzione sul problema dell’armonizzazione degli obiettivi formativi delle scuole medie a indirizzo musicale con quelli del segmento intermedio dell’istruzione musicale, rappresentato dai corsi di formazione preaccademica dei conservatori e dai licei musicali. Ampio spazio è stato quindi dedicato alla presentazione dei lavori di una Commissione paritetica di docenti delle SMIM e del Conservatorio, costituitasi – su iniziativa dello stesso Conservatorio “L. Canepa” – per elaborare una proposta di raccordo curricolare tra i due rispettivi percorsi formativi. L’elaborazione di tale proposta ha tenuto in conto la necessità di conciliare l’obiettivo di una formazione educativo-musicale “generalista” – precipuo della scuola secondaria di primo grado – con quello orientato a una formazione musicale professionalizzante, da riservare a quegli studenti che manifestano motivazione e attitudine alla prosecuzione degli studi in ambito accademico.

L’intervento conclusivo del Convegno è stato affidato alla senatrice Elena Ferrara, che ha tirato le somme della discussione evidenziando soprattutto le prospettive aperte dalla Legge 107/2015 in merito alla possibilità di potenziare il ruolo della musica nel sistema scolastico italiano, nonché di armonizzare i vari percorsi della filiera formativo-musicale, dalla scuola primaria – passando per secondaria di primo grado e liceo musicale – sino all’alta formazione.

Stefano Melis

 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo il seguente documento di un gruppo di docenti di materie musicologiche:

All’attenzione della Commissione
addetta alle valutazioni tecniche relative
agli ordinamento didattici dei corsi AFAM
(istituita con decreto n. 2326 del 19/10/2015)

Alla Conferenza dei direttori,
nella persona del presidente, M° Paolo Troncon

 

Come è noto in molti Conservatori e ISSM sono in programma modifiche ai piani di studio dei Trienni che dovranno essere inviate al Ministero entro il 31 maggio 2016 o sono già state inviate all’inizio di questo a.a. 2015-2016. Ci giungono purtroppo molte segnalazioni da parte dei colleghi di materie musicologiche sul fatto che le modifiche in oggetto coinvolgono le loro materie nella direzione di una riduzione oraria, a volte consistente.

Fatta salva l’autonomia di ogni istituto nel gestire i propri piani di studio, dobbiamo segnalare che in molti casi tali modifiche sono state effettuate senza consultare i docenti della disciplina, senza quindi concordare e discutere tali iniziative al fine di giungere a un’intesa collegiale.

Nella revisione sono avanzati argomenti che dovrebbero essere stati superati da tempo: l’assunto secondo cui gli studenti hanno più ore di lezione di Storia della musica che di strumento è notoriamente mal posto, dato che una singola ora di strumento comporta 20 o più ore di lavoro a casa, mentre l’ora di Storia della musica (o materie affini) richiede un tempo nettamente inferiore e strettamente collocato alla prossimità degli esami.
Si ricorda che la diffusa lamentela sull’eccessiva presenza degli studenti in istituto, con la conseguente mancanza di tempo per lo studio a casa, non trova soluzione nella riduzione oraria delle materie cosiddette “teoriche” in quanto le ore sottratte a queste materie generalmente vengono redistribuite su altri corsi, quindi ciò non determina alcuna riduzione del tempo impegnato dagli studenti in sede. Maggiore efficacia in questo senso avrebbe una più razionale organizzazione dei piani orari generali.

Facendo riferimento al Documento di Perugia, 30 ottobre 2015, Gli insegnamenti musicologici nell’afam: problemi e riflessioni, firmato da 99 docenti di materie musicologiche di tutta Italia e sostenuto dall’assemblea dei soci della Società Italiana di Musicologia, ribadiamo la necessità di arginare la tendenza alla riduzione oraria delle materie musicologiche sia in considerazione di motivazioni culturali ed educative già espresse nel documento citato, sia nel rispetto degli intenti della Riforma L. 508 – 1999, che vanno nella direzione di un arricchimento culturale degli studenti, consono al livello universitario del corso di studi del Triennio.

Il gruppo estensore del documento di Perugia
(docenti di discipline musicologiche nelle istituzioni AFAM)

Bianca Maria Antolini
Antonio Caroccia
Candida Felici
Francesca Menchelli-Buttini
Maria Grazia Sità
Mariateresa Storino
Lara Sonia Uras
Marina Vaccarini

 

La proroga della proroga

Sono stati prorogati al 10 giugno i termini per la presentazione delle proposte di cui alle lettere A e B della nota prot. n. 9843 del 15 aprile 2016 (accreditamento corsi di diploma accademico di primo livello a. a. 2016-17).

Altri accreditamenti

Tra il 16 e il 26 maggio la Commissione-che-nelle-more-sostituisce-il-Cnam ha approvato le modifiche e nuove attivazioni dei corsi triennali presso i Conservatori di Salerno, Potenza, Piacenza, Cuneo, Cagliari, Vibo Valentia, Torino, Salerno, Pescara, Matera, Genova, Cesena, Campobasso, Brescia, Bari, Adria e presso gli ISSM di Modena, Terni e Siena per il corrente a.a.

Considerazioni di un Gufo. Un commento all’intervento del ministro Giannini in Senato

  Avvertenze

  1. Chi scrive è in pensione. Salvo quindi tagli generalizzati delle pensioni – ogni tanto se ne parla – il suo reddito è al riparo da ogni ripercussione delle eventuali iniziative del ministro Giannini. Questo è un privilegio, non intendo negarlo. Mi consente infatti di dire cose che possono risultare magari “impopolari” o sgradevoli. Me ne scuso fin d’ora, ma non credo che solo per questo debbano necessariamente essere sbagliate.
  2.  Come fonte per le mie considerazioni ho preferito la registrazione audio di Radio Radicale piuttosto che i resoconti e le sintesi – anche ufficiali – che sono stati diffusi dopo. Poiché si tratta in sostanza non di atti formali, ma di una analisi della situazione e di una serie di dichiarazioni d’intenzioni, il “viva voce” del ministro mi è sembrato preferibile ai documenti ufficiali, che sono sempre frutto di ripensamenti e aggiustamenti.

Giannini ha detto alcune cose importanti, soprattutto perché dette da un ministro. Ha detto che l’educazione musicale nella scuola (quello che ha chiamato “modello flauto dolce”) ha sostanzialmente fallito. Ha detto, e non è una novità ma lo dice appunto il ministro dell’istruzione, che l’Italia è un paese musicalmente analfabeta, non solo a livello di cultura musicale diffusa ma anche a livello di diffusione della pratica musicale. Ha detto che la formazione musicale, al pari di quella linguistica e di quella scientifica, ha tanto più possibilità di successo quanto più precocemente inizia. Ha detto che, con l’attuale sistema, solo pochissimi bambini hanno effettivamente la possibilità di sperimentare la pratica di uno strumento musicale. Ed è vero: tutte le Smim e tutti i pre-accademici sono una goccia nel mare della popolazione scolastica.

Tutto ciò è il presupposto di quanto propone: il percorso verticale (che lei ha definito “unitario”) della formazione musicale va abbandonato, per costruire un sistema che “metta in rete”, dal livello base a quello intermedio degli studi musicali, la scuola generale – nella quale la formazione musicale va fortemente implementata – con le istituzioni deputate, prevalentemente o esclusivamente, alla formazione musicale. Istituzioni, ha specificato, ancora da definire. Scenari, ha detto, da discutere in Parlamento. Scenari che presuppongono comunque lo “scorporo” della fascia preaccademica degli studi musicali da quella accademica. Separandone organizzazione, funzionamento, governo.

Questa impostazione contrasterebbe efficacemente ciò che io chiamo la “selezione inefficiente” operata dai Conservatori di musica. Questi infatti sono prevalentemente popolati da studenti che hanno superato un esame di ammissione da bambini, o da ragazzini. Per carità di patria non parlo di come è condotto questo esame (in molti casi). Ma quanti lo fanno? Non è dato saperlo: i Conservatori si sono rivelati estremamente restii a far conoscere i dati sulle domande d’ammissione (non sulle ammissioni effettuate) quando glieli abbiamo chiesti come sito aasp.it. Certamente i bambini o ragazzini che tentano l’accesso al Conservatorio sono un numero irrisorio rispetto al bacino territoriale virtuale di ogni istituto, cioè alla popolazione scolastica di quel bacino. Un ristretto numero di bambini che per luogo di abitazione, per censo e/o per cultura della famiglia possono, se ammessi, essere accompagnati in Conservatorio due o tre giorni alla settimana. Quindi una selezione ingiusta sul piano dell’accessibilità sociale, e una selezione inefficiente dal punto di vista dell’istituzione. Inefficiente per la poca attendibilità dei test di ammissione (esiste poi un test che possa predire con certezza a 10/12 anni la vocazione a una professionalità musicale? non è solo un lungo percorso a poterlo dire?). Inefficiente perché condotta su una base numerica estremamente ristretta e casuale.

Giannini ha poi detto che non basta aggregare o redistribuire le istituzioni sul territorio così come sono oggi, e così come previsto dalla legge 508/99 (nella parte non attuata). Porterebbe forse a risparmi, ma la questione è oggi, dice, il rilancio del sistema, e la diffusione capillare della cultura e della pratica musicale fin dall’età scolare. Il sistema quindi va scomposto e ricomposto in profondità, e la densità territoriale ne risulterà diversa a seconda dei diversi livelli. Le aggregazioni – su un modello di diffusione regionale o anche in qualche caso interregionale – riguarderebbero il livello accademico, che dovrà comprendere il livello magistrale (Biennio) e anche il livello del dottorato oggi assente, come scontano dolorosamente i nostri ragazzi che vanno all’estero e si misurano con i loro colleghi in Europa. Le aggregazioni dovrebbero tener conto sia dell’ampiezza del bacino d’utenza, sia delle caratteristiche e vocazioni dei vari distretti territoriali.

Meno chiaro è il discorso del ministro sul primo livello accademico, visto che ha citato per la “nuova” distribuzione territoriale solo il titolo magistrale e il dottorato. Forse pensa, per il triennio, a una distribuzione territoriale intermedia fra quella dei pre-accademici e quella delle istituzioni superiori con titolo magistrale e dottorato. Forse.

Ne consegue comunque che un certo numero delle attuali sedi/istituzioni conserverebbe solo il livello pre-accademico, in un rapporto di “rete” con il sistema scolastico generale che consenta l’accesso (senza esami di ammissione) alla formazione musicale più approfondita, o pre-accademica, ai ragazzi che lungo il percorso scolare vengano manifestando attitudini più spiccate.

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A questo disegno non si può negare l’onore della ragionevolezza. In fin dei conti, si tratta dello stesso principio che ispirava i grandi progetti generali di riforma della musica nella scuola fin dagli anni ’70 e ’80 del Novecento: quando io ero giovane e speranzoso. E del resto, non si è sempre criticata la legge 508 (generata, non si dimentichi, per non dire imposta da un vincolo internazionale, il “Processo di Bologna”) perché cominciava dal tetto? Ecco che Giannini vuole costruire anche le fondamenta e i piani inferiori.

Che poi questo disegno comporti delle difficoltà di realizzazione in ordine allo stato giuridico ed economico dei docenti, per verità è questione d’altra natura, che non dovrebbe condizionare a priori ogni riflessione e ogni progetto. La riforma delle Poste non si fa per i postini.

Una breve annotazione vorrei fare sull’intervento di Giannini a proposito della governance degli istituti. Mi sembra si sia creato un equivoco, dovuto all’improprio uso della parola presidente da parte del Ministro. In realtà ascoltando le sue parole si capisce abbastanza bene che si ipotizza un’unica figura elettiva, anche esterna, sul modello del rettore universitario: che unisca cioè le prerogative oggi divise fra direttore e presidente, e presieda sia il Cda che il CA. Il direttore amministrativo si trasformerebbe in direttore generale, designato dal Cda come oggi avviene solo in teoria, visti i meccanismi del reclutamento.

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Come si usa dire, il problema però è un altro.

Dall’insediamento dell’attuale governo sono passati 26 mesi. In questo periodo si è continuato – come già in precedenza – a intervenire sul settore Afam non con gli atti necessari al completamento della 508 ma con provvedimenti spot, slegati da qualsiasi richiamo a un disegno generale. O meglio, se un disegno era sotteso, era quello di ritenere impossibile il completamento della 508. E di ciò l’intervento del ministro del 30 marzo al Senato è la conferma. Per di più, questi interventi spot sono stati disseminati in provvedimenti eterogenei – leggi di stabilità, leggi sulla scuola generale – il che oltretutto rende difficile la semplice conoscenza delle norme vigenti.

Ora, dopo 26 mesi di Cantieri, di Chiamate alle arti e quant’altro, il ministro ci dice finalmente come vede la faccenda. E si scopre che il suo disegno non è quello contenuto nei voluminosi papiri appunto dei vari Cantieri e Chiamate alle arti: non si era mai parlato, per esempio, di separazione istituzionale e territoriale del livello pre-accademico. E non è cosa da poco: per le questioni giuridiche del personale, ma sopratutto per le implicazioni di carattere didattico che deriveranno dall’abbandono dell’istituzione “verticale” che gestisce al suo interno il curricolo dall’inizio degli studi al diploma. Implicazioni che potrebbero essere salutari, voglio essere chiaro: il concetto di “scuola” che si trasmette solo con l’esempio pratico, senza alcuna mediazione culturale, e che deve essere omogenea lungo tutto il percorso, è vecchio e meriterebbe una riflessione collettiva dei docenti. Però implicazioni didattiche così ampie presuppongono un lavoro di aggiornamento, di riflessione, di riqualificazione del corpo docente che andrebbe messo, questo sì, in cantiere.

Un breve commento anche a quanto esposto sul tema del reclutamento. Giannini sintetizza efficacemente le criticità della questione, e sottolinea come la 508 aveva posto le premesse per un reclutamento più dinamico, con competenze aggiornabili e assunzioni flessibili, ma dice che ciò non è avvenuto perché non è arrivato il regolamento previsto.

E perché mai non è arrivato? Forse un ministro dovrebbe dirlo.

Quanto al merito della questione reclutamento, fermi restando i principi dell’autonomia e dell’autogoverno delle istituzioni e la necessità di riportare a fisiologia l’andamento delle assunzioni, Giannini dice che ci sono solo ipotesi. “Potrebbe essere immaginato in vario modo”, cito testualmente. La sua ipotesi, che propone “come pura analogia con il mondo universitario”, è quella di un concorso nazionale e la chiamata da parte delle singole istituzioni.

“Potrebbe essere immaginato”? Siamo ancora a questo punto?

In conclusione: mi sembra comunque positivo che il ministro abbia espresso la sua “visione”. Che per molti aspetti personalmente apprezzo. Peccato che per arrivarci ci siano voluti 26 mesi di governo: per realizzarla non ce ne vorranno certo di meno. Quanto tempo ancora Giannini pensa di rimanere? O si accontenterà di aver fatto da Ufficio Studi al suo successore, che peraltro ricomincerà tutto daccapo?

Forse, era meglio completare la 508.


Sergio Lattes

 

 

 

 

Il posto delle more: nuovi accreditamenti entro il 18 maggio

Con Nota del 13 aprile 2016 n.9843 il Miur ha fornito le indicazioni operative per l’accreditamento dei corsi di primo livello per il prossimo a.a. 2016/2017. Le istituzioni dovranno comunicare al Ministero le loro richieste entro il 18 maggio p.v. al fine del loro invio alla Commissione costituita con il decreto dipartimentale n. 2326 del 19 ottobre 2015 presso il Dipartimento della formazione superiore e per la ricerca, Commissione che, nelle more della ridefinizione delle procedure per la rielezione del Consiglio nazionale per l’alta formazione artistica e musicale, svolge le valutazioni tecniche relative agli ordinamenti didattici dei corsi Afam.