Inammissibili emendamenti

Nella seduta odierna dell’Assemblea della Camera dei Deputati, dedicata all’esame  del disegno di legge, già approvato dal Senato, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 marzo 2016, n. 42 recante disposizioni urgenti in materia di funzionalità del sistema scolastico e della ricerca (C. 3822), la Presidenza ha ritenuto inammissibili tre emendamenti che riguardavano aspetti diversi dell’Alta Formazione Musicale: precariato, seconda fascia, contributo per gli ex-Istituti Pareggiati,  e finanziamento alla sede di Ceglie Messapica del Conservatorio di Lecce.

Giancarlo Giordano, Carlo Galli, Pannarale 2-bis.01:

(Esaurimento graduatorie personale docente AFAM e progressione di carriera del personale docente di seconda fascia).

1. Il comma 2 dell’articolo 19 del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito con modificazioni nella legge 8 novembre 2013, n. 128, è così sostituito: Il personale docente che non sia già titolare di contratto a tempo indeterminato nelle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica, che abbia superato un concorso selettivo ai fini dell’inclusione nelle graduatorie di istituto e abbia maturato almeno tre anni accademici di insegnamento presso le suddette istituzioni alla data di entrata in vigore del presente decreto è inserito in apposite graduatorie nazionali utili per l’attribuzione degli incarichi di insegnamento a tempo indeterminato e determinato in subordine alle graduatorie di cui al comma 1 del presente articolo, nei limiti dei posti vacanti disponibili. L’inserimento è disposto con modalità definite con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università della ricerca.

2. Il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca al fine di consentire il passaggio alla prima fascia, mediante concorso riservato per titoli, dei docenti delle istituzioni dell’alta formazione artistica, musicale e coreutica con contratto a tempo indeterminato nella seconda fascia, con almeno 8 anni di servizio di ruolo nella medesima disciplina, riserva annualmente una quota dei posti di insegnamento vacanti e disponibili non superiore al 50 per cento per le Accademie di belle arti e al 20 per cento per i Conservatori di musica e per le Accademie nazionali di arte drammatica e di danza. Le restanti quote si intendono assegnate alle assunzioni a tempo indeterminato del personale incluso nelle graduatorie nazionali vigenti.

3. La quota dei posti vacanti e disponibili delle Accademie di belle arti di cui al comma 2 si intende riferita esclusivamente alle cattedre di prima fascia relative agli insegnamenti articolati in due fasce. Per le altre istituzioni la quota si intende riferita alle cattedre degli insegnamenti del corrispondente settore disciplinare.

4. Con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, si definiscono le modalità di svolgimento delle procedure di cui al comma 2. Tali modalità non possono dare luogo a soppressioni di cattedre uniche.

 5. I posti resisi vacanti a seguito delle progressioni di carriera di cui al comma 2 nelle Accademie di belle arti sono contestualmente messi a disposizione per gli incarichi di insegnamento a tempo determinato e indeterminato del personale docente avente titolo incluso nelle graduato- rie nazionali della seconda fascia e, in subordine, del personale docente incluso nelle graduatorie nazionali delle corrispondenti discipline della prima fascia che ne facciano richiesta.

 

Giancarlo Giordano, Carlo Galli, Pannarale, Duranti 02.02

(Contributo per gli istituti musicali pareggiati).

1. All’articolo 1, comma 170 della legge 23 dicembre 2014, n. 140, le parole: « Nel- l’anno 2015 », sono sostituite dalle seguenti: « In ciascuno degli anni 2015, 2016 e 2017 ». Conseguentemente all’articolo 19, commi 4 e 5-bis, del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, convertito, con modificazioni, dalla legge 8 novembre 2013, n. 128, le parole:« per l’anno finanziario 2014 » sono sostituite dalle seguenti: « per gli anni 2014, 2015, 2016 e 2017 ».

2. All’onere derivante dal presente articolo, pari a 5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2016 e 2017, si provvede mediante corrispondente riduzione del Fondo per le esigenze indifferibili di cui all’articolo 1, comma 200, della legge 23 dicembre 2014, n. 190.

 

Ciracì 2-sexies.05

(Conservatorio di musica di Lecce – sezione staccata di Ceglie Messapica).

1. Al fine di consentire l’attuazione di quanto previsto dall’articolo 1 quinquies, comma 1, del decreto-legge 31 gennaio 2005, n. 7, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 marzo 2005, n. 43, la spesa prevista dal comma 2 [si trattava di 141.000 euro annui a decorrere dal 2005] è incrementata di 330.000 euro annui a decorrere dall’anno 2016. Al relativo onere si provvede me- diante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 2016-2018, nell’ambito dell’unità previsionale di base di parte corrente « Fondo Speciale » dello stato di previsione del Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’anno 2016, allo scopo utilizzando parzialmente l’accantonamento relativo al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

2. Il Ministro dell’Economia e delle Finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

 

Rimane da votare pertanto (parere contrario della relatrice e del Governo) solamente la seguente proposta emendativa consistente in un articolo aggiuntivo:

 

Giancarlo Giordano, Carlo Galli, Pannarale 2-ter.01

Status giuridico dei ricercatori e tecnologi degli enti pubblici di ricerca e del personale docente delle istituzioni dell’Alta formazione musicale, artistica e coreutica.

1. A decorrere dall’anno 2017, il rapporto di lavoro e le carriere dei ricercatori e tecnologi degli enti pubblici di ricerca è regolato sotto il profilo giuridico in analogia con i criteri del sistema pubblicistico universitario. Conseguentemente viene soppresso, per i soli ricercatori e tecnologi degli enti pubblici di ricerca, il relativo comparto di contrattazione di cui all’articolo del Decreto del Presidente del consiglio dei ministri 30 dicembre 1993, n. 593, e relative applicazioni.

2. Ai sensi dell’articolo 2 comma 4 della legge 21 dicembre 1999, n. 508, nonché dell’articolo 21 del CCNL AFAM 2002-2005 e dell’articolo 12 del CCNL AFAM 2006-2009, l’attività di ricerca connessa alla funzione docente delle istituzioni dell’Alta formazione artistica, musicale e coreutica verrà favorita e semplificata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, da adottarsi entro e non oltre il 31 luglio 2016, anche in riferimento all’inquadramento nel sistema pubblicistico del personale docente di dette istituzioni. Conseguentemente, viene soppresso il relativo comparto di contrattazione di cui all’articolo 2 della legge 21 dicembre 1999, n. 508, e relative applicazioni. Con regolamento da adottare entro e non oltre il 31 dicembre 2016, ai sensi dell’articolo 17, comma 1, lettera b), della legge 23 agosto 1988 n. 400, su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’università e Ricerca di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e del Ministro per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione, sono stabilite le modalità di attuazione degli inquadramenti economici anche in riferimento al Decreto del Presidente della Repubblica 15 dicembre 2011, n. 232.

3. Dal presente articolo non derivano nuovi o maggiori oneri per lo finanza pubblica, avvalendosi della riduzione delle proiezioni dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini dei bilanci triennali, nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione         «Fondi da ripartire» dello stato di previsione.

Qui il resoconto della seduta.

 

Stabilizzazione dei precari e concorso di sede: la richiesta di Castelfranco

Con una mozione indirizzata al Ministro Giannini e votata all’unanimità il 18 maggio u.s. il Collegio dei Professori del Conservatorio di Castelfranco Veneto ha chiesto «che vengano urgentemente attuate, nei modi previsti dalla Legge, le procedure di stabilizzazione del personale precario inserito nelle graduatorie nazionali ex lege 128/2013 dando al Conservatorio in cui svolgono ora servizio gli strumenti necessari per lo svolgimento delle procedure concorsuali».

Qui l’articolo della «Tribuna di Treviso» con le parole del Direttore del Conservatorio M°Paolo Troncon.

Ora tocca ai sindacati: martedì CGIL-CISL-UIL

CGIL-CISL-UIL saranno ascoltati martedì 24 maggio presso l’Ufficio di Presidenza della Commissione VII del Senato in merito al DDL 322 (Statizzazione ex istituti musicali pareggiati).

FLC-CGIL e UIL-RUA hanno prodotto nel frattempo un comunicato relativo allo sciopero di venerdì, in cui si parla, oltre a questioni più specificamente contrattuali, di «governance più coesa», di precariato, di deleghe, e si lamenta un’assenza di confronto con le Organizzazioni Sindacali.

Nulla ci pare venga esplicitamente detto nel comunicato a proposito di tutto ciò di cui si parla in queste settimane in termini di riassetto, rivisitazione, riordino, ristrutturazione del «sistema» Afam.

L’audizione del Capo dipartimento per l’università, l’alta formazione artistica, musicale e coreutica e per la ricerca del Miur

In attesa di pubblicare il testo del documento, segnaliamo dal resoconto di seduta la sintesi del relatore Martini relativa all’audizione del Capo dipartimento per l’università, l’alta formazione artistica, musicale e coreutica e per la ricerca del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, professor Marco Mancini, tenutasi mercoledì 18 maggio presso la Commissione VII del Senato:

  • statizzazione ex-pareggiati (anche sulla spinta dell’imminente processo di statizzazione di alcune accademie storiche)
  • delega legislativa per il riassetto
  • riforma governance e razionalizzazione per poli
  • ricognizione dei corsi che eviti duplicazioni e corsi con pochi iscritti
  • reclutamento
  • armonizzazione della filiera (corsi pre-accademici)

L’audizione dei Direttori

Pubblichiamo i link ai due documenti presentati dalla Conferenza dei Direttori dei Conservatori di musica italiani alla VII Commissione del Senato a seguito dell’audizione informale tenutasi lo scorso 11 maggio in merito all’esame del Disegno di legge sulla statizzazione degli ex istituti musicali pareggiati.

http://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/003/949/Audizione.pdf

http://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg17/attachments/documento_evento_procedura_commissione/files/000/003/950/Decreti_mancanti.pdf

 

Mercoledì l’audizione del Miur

Mercoledì 18 in Commissione cultura continua il ciclo di audizioni nell’ambito della discussione sul DDL 322 (Statizzazione ex istituti musicali pareggiati). Sarà la volta del Capo dipartimento per l’università, l’alta formazione artistica, musicale e coreutica e per la ricerca del Miur.

 

A cosa serve l’AFAM? I primi dati Almalaurea sulla condizione lavorativa dei diplomati

La domanda è provocatoria, ma non troppo. Fino ad oggi, salvo la ricerca svolta nel 2015 nell’ambito del progetto europeo Working with Music su un campione molto ristretto, non esistono dati ufficiali del Miur, né delle singole istituzioni, sugli esiti occupazionali dei diplomati dei Conservatori. E visto che i Conservatori vogliono formare professionisti, è come dire che a 17 anni dalla riforma il sistema dell’alta formazione musicale non conosce i risultati della propria attività, e quindi le ragioni della propria esistenza.

Ora invece cominciano ad arrivare da Almalaurea i primi dati sulla condizione lavorativa dei diplomati a uno/due anni dal conseguimento del diploma. I dati sono stati presentati al seminario “Esperienze lavorative dei diplomati AFAM e ruolo della mobilità internazionale” organizzato presso il Miur il 12 e 13 maggio 2016 da Almalaurea, CHEER (ex Processo di Bologna), Erasmus Plus. Il seminario era riservato ai direttori, ai referenti Erasmus e ai referenti CHEER delle istituzioni, ma i dati presentati sono pubblicati nel sito del Processo di Bologna (qui) e sono quindi di pubblico dominio.

L’arrivo di questi dati è importante, e abbiamo detto all’inizio perchè. Nel tentare di commentarli – e di aiutare chi andrà a guardarseli – occorre premettere alcune considerazioni. La prima è che la rilevazione si riferisce a 1840 diplomati di 16 istituzioni Afam aderenti al consorzio Almalaurea, senza distinzione fra Conservatori e Accademie di Belle Arti. E’ vero che i Conservatori sono la maggioranza delle istituzioni Afam aderenti al consorzio, ma non è tuttavia possibile scorporare i dati ad essi relativi. Per fare un esempio, nel classificare le professioni svolte dagli intervistati una delle categorie è “Specialisti in discipline artistico-espressive”, e viene specificato che essa comprende “compositori, musicisti, cantanti”, ma anche “pittori, scultori, disegnatori, restauratori e, in misura minore, registi, direttori artistici, attori, sceneggiatori, scenografi” e “artisti delle forme di cultura popolare, di varietà e acrobati”.

A questa prima osservazione se ne deve aggiungere un’altra, che riguarda i criteri secondo i quali sono stati raccolti i dati, e presumibilmente impostati i quesiti dai quali i dati discendono. Gli intervistati sono collocati in tre macro-gruppi: diplomati di primo livello, diplomati di secondo livello, diplomati secondo il “vecchio” ordinamento. Tutti i dati raccolti sono riferiti esclusivamente a questi tre macro-gruppi, e non sono riconducibili ai singoli corsi di diploma.

Ora, il fine ultimo di una rilevazione sui destini professionali dei diplomati non può essere che quello di dare all’istituzione formativa indicazioni su come modificarsi, come adeguarsi ai tempi e alle necessità del mondo esterno. Però sappiamo che l’istituzione “ragiona” secondo la propria logica, cioè secondo il proprio modello didattico/organizzativo. Per capirsi, nel caso dei Conservatori, secondo i propri corsi di diploma: pianoforte, violino, clarinetto, canto, composizione e così via.

Ebbene, una rilevazione sugli esiti occupazionali dei diplomati, cioè sul successo di una istituzione formativa professionalizzante (quale il Conservatorio vuole essere), riuscirà a “parlare” a coloro che vi operano solo se parlerà nella loro logica, cioè in termini di pianoforte, violino, clarinetto, canto, composizione e così via. In altre parole solo la presenza di dati sul successo lavorativo corso per corso potrà generare nelle istituzioni una pressione a modificare i corsi stessi: quel che si insegna, e come. Cioè a intraprendere un cammino di riforma sostanziale, che investa la carne viva della didattica e non solo l’architettura istituzionale dei curricoli – come finora è prevalentemente avvenuto.

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 Tutto ciò premesso, guardiamo più da vicino le tabelle e estrapoliamo alcuni risultati che ci sembrano interessanti, raccomandando tuttavia al lettore un esame dettagliato dei dati (il link è qui sopra al 2° capoverso).

L’indagine riguarda i diplomati nel 2013 e nel 2014, interrogati rispettivamente a 2 anni e a 1 anno dal conseguimento del titolo. Di questi il 53% si dichiara occupato, ma la percentuale sale al 71,6 per il II livello e scende al 41,8 per i diplomati di vecchio ordinamento. Oltre la metà degli occupati dichiara di lavorare part-time, con una punta nei diplomati di vecchio ordinamento. Sono tutti valori che per poter essere stimati andrebbero confrontati con i dati corrispondenti del sistema universitario.

Degli occupati, che come abbiamo visto sono un po’ più della metà, si dichiara “stabile” il 40,8%: dunque circa il 22% degli intervistati. E per stabile s’intende il rapporto a tempo indeterminato (poco più della metà) e il lavoro autonomo “effettivo” (poco meno della metà: non pochi dunque, ma cosa s’intende per effettivo?). Il 34,5% degli occupati dichiara “contratti non standard”: non so bene cosa significhi ma certo non sono pochi.

Quanto ai settori di occupazione, l’indagine distingue fra “specialisti dell’educazione e della formazione” (che comprendono gli insegnanti di discipline artistiche e letterarie) e “professori di scuola secondaria e post secondaria”: presumibilmente, di altre discipline. I due settori sommati danno lavoro al 43% degli occupati, mentre gli “specialisti in discipline artistico-espressive” (che dovrebbero comprendere le attività performative) sono circa il 20%. Questi dati essendo alternativi fra loro non consentono di valutare quanti hanno sia attività didattiche sia performative (e sono certamente molti) e quindi vanno presi con una certa cautela.

Una zona certamente cruciale della rilevazione è quella che riguarda la coerenza fra studi compiuti e lavoro svolto. Nella sezione “utilizzo e richiesta del diploma accademico nell’attuale lavoro” si legge che ben il 20,3% degli occupati non utilizza “per niente” le competenze acquisite con il diploma, e la percentuale sale al 25% per i diplomati di vecchio ordinamento. Questi dati fanno il paio con quelli della “richiesta del diploma accademico per l’attività lavorativa”: per il 25% degli occupati (un po’ meno fra i diplomati di secondo livello) il diploma non è “né richiesto né utile”. Dunque circa un quarto di coloro che lavorano a 1 o 2 anni dal conseguimento del titolo fanno un lavoro che non è per nulla attinente con gli studi che hanno fatto. Sono molti? Pochi? Difficile dirlo. Certamente c’è una quota non trascurabile di diplomati per i quali il Conservatorio non è stato “professionalizzante”.

Un dato interessante e forse curioso riguarda la formazione ulteriore dopo il conseguimento del titolo cui l’intervista si riferisce. Alla domanda se seguano un altro corso di diploma (di I o II livello) ha risposto sì il solo 7% dei diplomati di II livello, e questo si capisce. Ha risposto sì anche il 21% dei diplomati di vecchio ordinamento: dunque un quinto di loro continua gli studi nonostante l’equipollenza del titolo già conseguito a quello di II livello. Ma il dato forse più sorprendente è che soltanto il 33% dei diplomati di I livello dichiara di essere iscritto a un altro corso di diploma accademico.

Qualche considerazione interessante riguarda le “caratteristiche dell’azienda” dove lavorano. Come abbiamo visto prima, il 43% dichiara di lavorare come docente. E il 48% dichiara di lavorare nel settore “istruzione e ricerca”. Ma il 58% degli occupati (con punte di 75 per i diplomati di I livello e di 62 per quelli di vecchio ordinamento) dichiara di lavorare nel privato. Dunque, in sostanza, molti lavorano nelle scuole private.

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Un discorso a parte riguarda le esperienze all’estero. Il convegno in cui la rilevazione è stata presentata aveva come tema “verificare l’ipotesi che le esperienze internazionali contribuiscano a sviluppare specifiche competenze personali e professionali utili ad aprire nuovi sbocchi lavorativi per i diplomati”. Ebbene i risultati appaiono per lo meno problematici rispetto a questa ipotesi. Ma vediamo qualche dettaglio.

Ha effettuato esperienze di studio all’estero l’11,5% degli intervistati. Il voto medio di diploma era 108,2 contro il 104,9 di coloro che all’estero non sono andati. Dunque all’estero ci sono andati i più bravi, o andando all’estero si diventa più bravi. E ci si diploma un po’ prima: l’età media del diploma è 26 mentre per gli altri è 28 (come si vede, l’età media è comunque decisamente alta, e sale a 31 anni per il II livello). Il tasso di “soddisfazione per l’esperienza di studio all’estero” è “decisamente sì” nel 90,1% dei casi.

Invece un tirocinio o uno stage (quindi un’esperienza professionale) all’estero è esperienza di circa il 3% degli intervistati. Il tasso di “soddisfazione per l’esperienza di tirocinio o stage svolta” è del 100% per coloro che avevano già avuto un’esperienza di studio all’estero, e del 86,4% per quelli che non l’avevano avuta.

E fin qui tutto bene.

Ma. La condizione occupazionale di coloro che hanno avuto esperienze di studio all’estero sembra lievemente peggiore di quella di coloro che non le hanno avute (50,9% contro 53,6%). Anche il tipo di lavoro sembra giocare a sfavore delle esperienze all’estero: sono considerati “stabili” il 42,2% degli occupati che non sono stati all’estero, il 29,6% di quelli che ci sono stati. Dunque meglio stare a casa e cercarsi subito il posto? Infine: il part-time è più alto fra gli “esteri” (68,5% contro 53,3%), e il guadagno medio mensile netto è più alto per i “non-esteri”: €949 contro €782.

Non saprei come interpretare questi dati, che in parte sembrano andare contro la percezione comune. Nel report ufficiale di Almalaurea-Cheer si leggono tuttavia valutazioni positive: rimando il lettore al testo linkato.

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In conclusione: nel deserto ministeriale, è molto importante che Almalaurea abbia cominciato a fare questo tipo di rilevazioni. Però i dati delle istituzioni musicali devono poter essere disaggregati da quelli delle Accademie. Inoltre è da sperare che i questionari e le interviste siano tarati in modo da dare risposte pertinenti e dettagliate riguardo alla specifica organizzazione delle istituzioni Afam, e dei Conservatori (e assimilati) in particolare. Solo così le rilevazioni potranno “penetrare” nelle istituzioni e suscitare in esse quelle reazioni e quelle riflessioni che ne sarebbero il risultato ultimo e il fine stesso.

E infine, in questa logica bisogna sperare che le adesioni delle istituzioni ad Almalaurea aumentino, per poter estendere all’intero settore il raggio delle indagini.

 

Sergio Lattes